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di Chiara Bernardi

Con il battesimo tutti abbiamo ricevuto la chiamata a diventare creatura nuova e a partecipare al sacerdozio di Cristo. Ovviamente, ognuno di noi realizzerà questa chiamata e questa missione in modo diverso, a seconda della nostra originalità e dei doni che abbiamo ricevuto. Tante volte però i cristiani vivono passivamente, non sanno riconoscere la propria missione o pensano che solo pochi ricevano da Dio una chiamata particolare. Ma Dio non chiama qualcuno alla santità e qualcuno ad una vita mediocre! Dio rivolge la stessa chiamata a tutti i suoi figli, e per questo siamo chiamati a capire il valore infinito, universale, di ogni nostra azione e di ogni nostro passo interiore.

Offrirsi per essere trasformati

«Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto»  (Rm 12,18-21). Queste parole di san Paolo ci aiutano a capire o ad approfondire il significato dell’offerta della nostra vita a Dio, che è la base della nostra chiamata cristiana. Offrire noi stessi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio, non vuol dire morire, ammalarsi o fare qualcosa di particolare, ma significa imparare a vivere come Dio vuole, imparare a consacrare a Dio i nostri corpi, ma anche i nostri sentimenti, le cose che facciamo, le persone e le situazioni collegate con noi. Vuol dire imparare a lasciar entrare Dio nella nostra vita e dare così un valore profondo a tutto ciò che facciamo. San Paolo aggiunge: «è questo il vostro culto spirituale». Il culto è una celebrazione, e il sacerdote è colui che presiede la celebrazione. Per questo vivere l’offerta a Dio vuol dire vivere pienamente il nostro sacerdozio regale, entrare nel sacerdozio di Cristo.

 Una celebrazione viva, nel quotidiano

Se vivere l’offerta vuol dire celebrare un culto spirituale, allora non potremo più vivere l’Eucaristia come qualcosa di staccato dalla nostra vita, da ciò che facciamo nella giornata. Al contrario, la nostra giornata dovrebbe essere un prolungamento dell’Eucaristia, un dare vita ai sacramenti che riceviamo.

Come possiamo vivere il sacerdozio regale nella nostra vita? Come far diventare culto, celebrazione le cose semplici che siamo chiamati a fare ogni giorno? Dobbiamo semplicemente imparare a fare nella nostra giornata gli stessi passi che siamo chiamati a fare in ogni Eucaristia: aprirci per vivere un incontro profondo con Gesù nella Messa, dovrebbe prepararci ad aprirci agli altri, a incontrare gli altri in Dio. Ricevere il perdono di Dio dovrebbe insegnarci a perdonare, ad aiutare gli altri a liberarsi da tanti pesi e da tanti sensi di colpa che li opprimono. Ascoltare la Parola di Dio dovrebbe portarci ad ascoltare tutti, a non chiuderci nelle nostre idee, ad aprirci alla comunione. Vivere il momento della consacrazione Eucaristica dovrebbe insegnarci a consacrare a Dio ogni nostro lavoro, ogni incontro, ogni pensiero o progetto. Ricevere la benedizione di Dio deve risvegliare in noi la chiamata ad essere benedizione. Ogni battezzato dovrebbe saper trasmettere la benedizione al creato, alle persone, alle situazioni incontrate ogni giorno, allontanando così il male. Se riusciremo a fare questi passi nella vita quotidiana, allora sperimenteremo la bellezza dell’offrirci insieme a Gesù nella Santa Messa, e sentiremo che realmente Gesù eleva al Padre tutto quello che abbiamo vissuto e cercato di offrire nella nostra giornata.

L’Eucaristia è un evento cosmico

«Per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene» continua san Paolo nella sua lettera ai Romani (Rm 12,18.21). L’Eucaristia è un evento cosmico. Il sacerdote che celebra, abbraccia nel sacrificio eucaristico tutta l’umanità, vivi e defunti. Anche noi, se vogliamo vivere pienamente il nostro sacerdozio regale, dobbiamo desiderare il bene per tutti, lasciare i nostri giudizi e fare di tutto per aiutare gli altri, per vivere in pace con tutti. San Paolo dice: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene». Solo Gesù Cristo ha potere sul male; se noi, mediante l’offerta viviamo uniti a Lui, allora sperimentiamo la sua forza in noi. E più crescerà in noi l’amore di Dio, più sapremo vincere e allontanare il male da noi e dagli altri.

Non possiamo vincere il male con le nostre forze e tante volte non possiamo neanche risolvere o cambiare le situazioni negative. Ma se viviamo l’unione con Dio sperimenteremo che anche nella sofferenza il male non avrà potere su di noi, cioè non ci allontanerà da Dio, non spegnerà in noi la fede.

Un’accoglienza rispettosa

«Accogliete tra voi chi è debole nella fede, senza discuterne le esitazioni. Ciascuno di noi renderà conto a Dio di se stesso. Cessiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; pensate invece a non essere causa di inciampo o di scandalo al fratello» (Rm 14,1.12-13).

La maturità spirituale si esprime nel saper accogliere e rispettare gli altri, a qualsiasi livello si trovino. Per sapere come comportarci basta riflettere su come il Signore si è comportato e si comporta con noi. Gesù ci ha avvicinati ed accolti anche quando eravamo lontani da Lui; non ci ha mai umiliati, neanche quando non eravamo in grado di capire le sue parole, ma si è chinato sulla nostra piccolezza, aiutandoci a crescere e a maturare gradatamente.

Gesù instaura con noi un rapporto personale, senza paragonarci ad altri, senza metterci in competizione con altri. Anche noi dovremmo imparare a comportarci come Lui, dovremmo saper avvicinare gli altri con la sua stessa delicatezza, accogliendoci così gli uni gli altri con rispetto ed amore.

 


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di p. Kresimir Busic

Se con la mente ripercorriamo i diversi passaggi biblici che hanno scandito il Tempo di Natale, possiamo facilmente notare la forte e costante iniziativa di Dio.

Innanzitutto il Signore manda l’arcangelo Gabriele a Maria Santissima; poi rivela a Giuseppe la presenza del Messia nel grembo della sua sposa. Attraverso il suo messaggero, Dio profetizza a Zaccaria la nascita di Giovanni, mentre Elisabetta, per rivelazione personale, adora il bambino nel grembo di sua cugina Maria. Gli angeli invitano i pastori ad adorare il Salvatore appena nato. I Magi, grazie ad una guida sopranaturale, giungono a Betlemme e, dopo essere stati avvertiti in sogno da Dio, al ritorno cambiano strada per non mettere in pericolo la vita del piccolo Re. Giuseppe, dopo essere stato svegliato dalla mano di Dio e avvertito di prendere la moglie e il figlio e di andare in Egitto, viene anche informato sulla fine terrena di Erode e chiamato a ritornare in patria. Il vecchio Simeone, infine, viene ricolmato dallo Spirito Santo nel momento in cui la Sacra Famiglia faceva il suo ingresso nel tempio…

Non mi soffermo sulla storicità di questi fatti. Desidero piuttosto evidenziare la perfetta guida di Dio nella vita degli uomini che lo amano, come mostrano gli eventi appena elencati, dove è più difficile non riconoscere l’iniziativa di Dio che non il contrario.

Purtroppo però, noi spesso siamo ripiegati su noi stessi e difficilmente sperimentiamo la verità indiscutibile della perfetta guida del Signore nella nostra stessa vita. Facciamo invece molto affidamento sull’espressione: “Aiutati che Dio ti aiuta…” – un modo di dire utile a sostenere quello che spetta fare a noi, attraverso quei doni che abbiamo fin dalla nascita – ma che non è sufficiente in quelle situazioni in cui il nostro passo deve assolutamente seguire il passo di Dio.

È quello che si è verificato anche nella vita di san Giuseppe. Egli, che era il meglio che Dio potesse trovare sulla terra per svolgere il compito di padre putativo di Gesù, a un certo punto si è trovato a riflettere da solo su come risolvere la situazione causata dalla gravidanza insolita della sua sposa. L’unica soluzione saggia che avesse potuto trovare era una via di mezzo tra la severa legge mosaica e la propria giustizia: licenziarla in segreto.

Pur essendo un uomo buono come nessun altro nell’Israele di quel tempo, anche lui si è trovato ad attraversare la notte buia della Passione per essere in grado di riconoscere che solo Dio è giusto (quanto più è grande il compito affidato ad un’anima, tanto più questa deve essere umile e pulita!). E nonostante il cammino di fede percorso fino a quel momento, il Signore ha dovuto sottoporlo ad una prova superiore alle sue capacità di capire, di pensare, di agire, perché imparasse, attraverso quell’esperienza dolorosa, qualcosa di nuovo: cedere il passo a Dio e lasciare fare a Lui.

In pochissimi istanti tutta l’esistenza di Giuseppe è cambiata: un capovolgimento in tutti i sensi! Poco prima, vedendo la propria sposa incinta, si sentiva crollare tutto il mondo addosso: era deluso da lei, avvertiva il peso della delusione dei parenti, della futura umiliazione da parte dei compaesani… In Maria vedeva semplicemente l’opera del peccato. Pensava quindi di riparare il danno come poteva, con le sole proprie forze.

Ma in quella lotta interiore, nel momento disperato della riflessione, Dio interviene: «Giuseppe, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore» (Mt 1,20ss).

In Giuseppe tutto è capovolto: da un evento che poco prima credeva opera del peccato, passa alla rivelazione che proprio quell’evento è l’Opera santa di Dio e che il Signore lo aveva trovato degno di questo compito. Aveva toccato il fondo dell’umiliazione e della sofferenza affrontando una lotta immane, che lo aveva purificato negli strati più profondi del suo essere, ma ora: “Non temere tutto è guidato da Dio, è maturato il tempo per il Salvatore, per il Messia!”.

Quale gioia, quale trasformazione, quale esperienza dell’iniziativa di Dio! Per Giuseppe da questo momento, Dio non è più nel tempio o in Gerusalemme; per lui si è aperta una dimensione completamente nuova: Dio è con lui. Dio è nella sua sposa, nella sua casa e a lui è stato affidato il Figlio di Dio, per custodirlo e farlo crescere.

Dall’esperienza vissuta, il santo Giuseppe ha imparato una lezione che varrà per tutta la vita.

Questa esperienza lo cambia definitivamente e d’ora in poi egli seguirà il passo di Dio insieme alla sua sposa.

È un esempio vivo quello di san Giuseppe, valido per tutti gli uomini di ogni generazione, che ci fa comprendere come arrivare a quella dimensione interiore dove è Dio a guidare la nostra vita, secondo i suoi piani di salvezza.

Credo che stia maturando il tempo, ed è questo, che le persone dovrebbero permettere sempre di più questa guida di Dio, vivere alla scuola dello Spirito Santo, diversamente saranno sempre di più in balia della confusione che oggi regna un po’ ovunque.

«Solo in Dio riposa l’anima mia», dice il salmista. Io potrei aggiungere: “Solo Tu, Signore, istruisci l’anima ad amare come ami Tu. Solo Tu fai riscoprire la legge della vita iscritta nei nostri cuori. Fa’ che anche noi come san Giuseppe, sappiamo lasciarti spazio per la tua azione affinché si compiano in noi tutte le tue promesse. Fa’ che sperimentiamo sempre più un abbandono profondo e l’offerta che ci eleva alla dignità dei tuoi figli. Donaci la capacità interiore di leggere nella tua luce i segni del nostro tempo e fa’che riscopriamo una volta per sempre, la nostra identità e la missione che ne consegue”.

di Stefania Consoli

È passato poco più di un mese da quando ci siamo incamminati su questo nuovo sito, per condividere con chi lo volesse le nostre esperienze di vita offerta a Dio, attraverso il Cuore della Vergine Maria. Molte sono state le visite, alcune diventate frequentazione abituale, altre solo passeggere, ma siamo certi che tutti hanno potuto per lo meno cogliere lo spirito con cui desideriamo procedere su questa strada editoriale. Ribadiamo il nostro desiderio di esprimere con umiltà e semplicità i frutti della nostra spiritualità, così come ci è dato man mano di raccogliere nella nostra vita, perché ogni bene che viene da Dio non può che essere condiviso.

Di giorno in giorno sperimentiamo, infatti, che ogni grazia a noi donata è un’occasione molto preziosa per trasformare l’ordinario in straordinario, il quotidiano in eterno, il finito in infinito. Perché l’incontro con Dio vivo, che si avvicina a noi nella misura in cui gli facciamo spazio sgombrando il nostro cuore da inutili presenze e attaccamenti, porta sempre una dilatazione della nostra stessa esistenza. Tutto diventa più essenziale e per questo più spazioso ed accogliente. Diveniamo quindi noi stessi il luogo dell’incontro, con Dio e con gli uomini. E questo è già motivo di gioia straordinaria, motivo di festa anche nella ferialità della vita.

Con la conclusione del Tempo di Natale siamo entrati nel cosiddetto “Tempo ordinario”, quel periodo dell’anno liturgico che copre la parte dell’anno nella quale non ci sono tempi forti. È interessante notare che la sua durata complessiva è di trentatré settimane, proprio quanto gli anni che Gesù ha trascorso sulla terra. Forse è solo una coincidenza, ma se avremo uno sguardo contemplativo sul tempo che ci sta davanti, potremo osservare da vicino come Cristo ha interpretato l’avvicendarsi delle stagioni e degli avvenimenti, e come con la sua straordinaria presenza ha restituito alle vicende del quotidiano dignità e valore, soprattutto a quelle meno appariscenti e forse più disprezzate. Se poi riusciremo a fare realmente posto a Lui nella nostra giornata, il Suo stile sarà impresso in noi e il Suo pensiero sarà il nostro pensiero, ispirazione e guida di ogni nostra azione. Niente di più straordinario… nell’ordinario!

Passo dopo passo ci ritroveremo a vivere in una dimensione più elevata, meno soggetta alle provocazioni di basso livello, che ci invitano continuamente a scendere “in campo” a difesa dei nostri miseri interessi umani. Un campo di battaglia sempre pronto dove non ci sono vincitori, ma solo vinti, perché lì tutti siamo sconfitti dal Male, che crea continuamente avversari solo per frantumare l’umanità, e così distruggere il corpo di Cristo. Noi, che siamo chiamati ad essere un cuore solo e un anima sola. Sempre se vogliamo essere cristiani.

Sul fronte delle lotte quotidiane – quelle piccole nelle nostre case, quelle grandi nella società – non possono esserci dei veri vincitori, perché tutti perdiamo in bellezza, santità e grazia… Quel falso trionfalismo che ci esalta quando vediamo l’altro in una situazione di inferiorità e sottomissione, in realtà è un sentimento che poi ci si rivolta contro, perché genera sempre orgoglio, superbia, durezza. Genera peccato. Ed è lì che siamo veramente sconfitti.

Non vale mai la pena scendere in campo! Non per chiamarsi fuori dal problema, ma per offrire a Dio lo spazio per ristabilire giustizia secondo i Suoi tempi e i Suoi criteri, che non usano mai la forza e la violenza, ma agiscono nel profondo, trasformando i cuori e le intenzioni, creando opportunità di intesa e di riconciliazione quando meno ce lo aspettiamo. Antiche ferite si risanano, le fratture si ricompongono. E noi ci ritroviamo, talvolta con sorpresa, ad amare ed accogliere ciò che prima rifiutavamo per paura di essere nuovamente offesi.

Sono piccole esperienze di Tabor: di trasfigurazione. Era un giorno come tanti quello sul Tabor, ma in quella apparente normalità del quotidiano avvenne l’incredibile: quello che sembrava fatto solo di terra, improvvisamente risplendeva di Cielo… A questo siamo chiamati, anche noi: ogni giorno.

Ritorniamo al nostro sito web, che immaginiamo più come un percorso che come uno spazio. Un’occasione per camminare insieme. Ci siamo chiesti con quanta frequenza pubblicare i nostri scritti. La nostra vita estremamente ordinaria, ma vissuta nel desiderio e nell’impegno che ogni momento diventi straordinario, ci suggerisce molte tematiche ed argomenti da condividere con voi. Tuttavia la vita spirituale ha bisogno di ritmi lenti per poter assimilare i contenuti e tradurli in vita vissuta, secondo l’originalità di ognuno.

Potremmo allora provare a scandire le nostre pubblicazioni con una uscita al mese per donare nuovi spunti di meditazione, ed un altra che li possa radunare in forma impaginata, in una sorta di bollettino formato PDF, che si potrà scaricare ed eventualmente fotocopiare e distribuire, per consentire a chi non fa uso del computer di leggere le nostre riflessioni. E visto che il web permette anche un dialogo in tempo reale, vi saremmo grati se vorrete esprimere anche il vostro parere e gradimento, così da scegliere il modo più adatto alle esigenze di tutti. Chi poi desidera contribuire con una propria testimonianza o riflessione sulla vita offerta, può inviarla al nostro indirizzo di posta elettronica. Sarà una ricchezza per tutti. Grazie di cuore!

di Francesco Cavagna

La festa di oggi, l’Epifania, è spesso lasciata in secondo piano. In Italia è più conosciuta come “festa della befana”: la conclusione delle festività natalizie. E spesso si dimentica così l’origine e il vero significato di questa importante ricorrenza: la manifestazione di Gesù il suo mostrarsi al mondo.
Ma è importante comprendere che le Solennità non vanno ridotte ad un fare memoria di un evento storico o di un dogma di fede, in questo caso la visita del Magi a Gesù appena nato.
Celebrare una solennità significa vivere e attualizzare il mistero che essa contiene.
Oggi Dio si manifesta a me, e non lo fa attraverso segni eclatanti, attraverso eventi straordinari che fanno notizia e vengono riportati dai media. Egli si manifesta a me nella vita più ordinaria, nel coraggio di un vecchio che si trova davanti alla morte, nell’amore disinteressato dei miei genitori che mi lasciano libero di scegliere ciò che ritengo meglio nella mia vita, nell’offerta dei miei confratelli che da sempre mi sostiene, nel mistero della vita che si rinnova, in un bambino che nasce e con sguardo puro osserva il mondo che cambia attorno a lui.
Dio si manifesta a noi in continuo, eppure servono occhi limpidi per riconoscere i suoi segni!
Serve cioè la capacità di guardare a fondo le cose, oltre la loro apparenza, di guardare al loro contenuto di amore.
Signore, chi ti ha conosciuto ti riconosce ovunque!
Cambia il mio sguardo sulla realtà, così che io sappia vedere le cose come Tu le vedi!
Sono talmente tanti i segni della tua bontà, gli eventi e le persone con cui Tu mi dimostri i tuo amore! E io troppo spesso sono distratto, preso come sono da problemi che io stesso mi creo.
Negli anni che sto trascorrendo mi stai facendo incontrare tante, tantissime persone che si sforzano di vivere per Te e, nella fragilità della loro vita umile e semplice, rinnovano il prodigio del tuo mistero. Quante volte ho toccato il tuo amore dentro di loro! E quante volte mi sei venuto incontro nei momenti di difficoltà sovvenendo ad ogni mio bisogno!
Signore, che anch’io possa essere segno del tuo amore nel mondo, che da oggi in avanti Tu possa manifestarti liberamente anche attraverso di me.

All’inizio di questo nuovo anno
elevo la mia preghiera a Dio Onnipotente,
affinché accenda quel fuoco che Gesù ha portato sulla terra
e che mai come ora ha bisogno di ardere.
Quel fuoco soprannaturale bruci tutti i nostri egoismi,
le “guerre sante” e le divisioni.
Scenda, Signore, dal tuo trono santo
quella fiamma capace di consumare i nostri peccati,
le paure, le indifferenze, la morte spirituale.
Benedici il tuo popolo in questo tempo di prova per l’umanità
ma anche tempo che offre una grande occasione
per fare un vero e proprio balzo verso una fede rinnovata e pura.
Benedici e proteggi ogni membro del tuo Corpo Mistico.
Benedici e sostieni tutti gli strumenti di grazia
che Tu hai preparato in questi nostri giorni,
affinché siano sempre fedeli e in perfetta obbedienza a Te.
Benedici i tuoi angeli, nostri fedeli compagni,
affinché in questa fase storica si manifestino con potenza
e svolgano la loro missione con determinazione
per il bene di tutto l’universo.
O Padre santo,Tu che sei la Fonte della vita,
assisti e proteggi ogni forma di vita esistente e nascente,
affinché tutto sia avvolto nel tuo manto di luce
e il nemico della vita non possa più a nuocere alle tue creature.
Benedici i malati nel corpo, così che nella loro malattia
possano offrire un sacrificio a Te
e accogliere la propria croce guardando a tuo Figlio.
Si realizzino in loro tutte le tue promesse.
Benedici tutti gli embrioni abbandonati e congelati.
Benedici i malati di mente, affinché la loro umiliazione
non si perda nelle mani di satana,
ma diventi un’arma potente della tua gloria.
Benedici i bambini abortiti,
affinché sia per loro un anno di perdono dei propri genitori
in aiuto alla loro conversione interiore.
Padre buono, ti prego,
accendi con il fuoco del tuo Spirito la vera libertà nei figli tuoi.
Accendi nel nostro cuore il desiderio di amarti sopra ogni cosa.
Accendi la nostra mente, l’anima e lo spirito
per riuscire a vivere con gli altri nel rispetto,
con riconoscenza, stima ed amore.
Accompagna il cammino del tuo popolo
in quest’anno che sta per iniziare,
affinché si possa elevare in quella dimensione spirituale
dove regna l’armonia di tutte le virtù.
Con la tua santa benedizione rendici capaci di leggere
e di accogliere i segni dei tempi,
per poter essere partecipi del tuo progetto di salvezza,
affinché il popolo cresca nella maggior conoscenza di Te e della tua grazia.
Benedici tutte le cose visibili e invisibili
affinché siano svelati i tuoi disegni di amore.
Infine ti preghiamo, benedici i nostri cari defunti
e tutti coloro che nel purgatorio sono dimenticati,
affinché la grazia di questa benedizione li raggiunga,
li smuova dalle loro anemie spirituali
e li spinga verso la patria beata in cielo. AMEN!

Benedizione, potenza di vita

Nei libri sacri dell’Antico e del Nuovo Testamento spesso ci viene offerta una verità indiscutibile ed inconfutabile: che Dio in diverse occasioni e in molti modi interviene nella storia umana in modo soprannaturale.
Senza il suo intervento straordinario per noi sarebbe impossibile arrivare alla trasformazione completa e all’integrità di vita.
Senza l’intervento di Dio, Maria di Nazareth non avrebbe mai concepito il Figlio. San Giuseppe, pur con tutta la sua giustizia e rettitudine umana, senza l’aiuto di Dio non sarebbe stato in grado di accogliere Maria gravida di Gesù. E senza l’azione potente e straordinaria dello Spirito Santo, Elisabetta non sarebbe divenuta madre in “tarda età”.
Senza l’aiuto dall’alto, il vecchio Simeone non sarebbe stato in grado di cogliere l’evento della visita della Sacra famiglia al tempio. San Paolo con il suo zelo religioso poteva esercitare perfettamente la legge mosaica e la sua giustizia, ma solo con una potente e violenta azione divina è riuscito a comprendere la grandezza del Mistero di Dio rivelatosi in Cristo. E anche la prima comunità cristiana, pur essendo già una Chiesa ricca di esperienze, senza la discesa dello Spirito Santo sarebbe andata allo sbando.
La Bibbia è piena di questi interventi soprannaturali, come lo è anche la storia e l’esperienza cristiana lungo i secoli.
Oggi come allora abbiamo un bisogno enorme dell’intervento di Dio, perché da soli, con tutti i nostri buoni propositi, non siamo in grado di superare le divisioni spirituali, quelle religiose o di mentalità. Crediamo nello stesso Dio, crediamo nel suo Figlio Gesù, leggiamo lo stesso vangelo, spesso condividiamo le stesse strade e le esperienze di fede, ma non riusciremo mai a realizzare una comunione profonda senza una forte e salutare azione di Dio.
Uno degli interventi attraverso i quali Dio si esprime in modo potente è certamente la benedizione. Perché la benedizione non è altro che la vita di Dio che si trasmette. Benedire significa comunicare la luce divina, la pace, la protezione, la forza del suo amore e, di conseguenza, significa lottare contro il male, allontanarlo, perché satana fugge quando incontra la luce, la pace e l’amore del Signore. Per questo, all’alba del 2012, invoco sull’umanità e sull’intero universo la santa e potente benedizione del Signore.

p. Kresimir Busic

Il senso di Betlemme

 di p. Kresimir Busic

Il Natale è in modo particolare la festa di Maria. Lei ha accolto Gesù, Lei lo ha portato nel grembo e lo ha adorato quando il mondo non sapeva ancora che fosse nato il Salvatore. Portando dentro di sé la vita di Dio, Maria annunziava la venuta del Messia quando gli uomini erano totalmente ignari che la salvezza era prossima ad arrivare. Lo annunciava non con le parole, ma nell’anima e con l’anima, pregando che il suo Gesù venisse accolto. E questa dovrebbe essere anche la nostra missione: portare Gesù in noi, lasciarlo vivere, adorarlo e con la nostra vita e la preghiera, annunciare la sua nascita e la sua venuta.

Oggi sono ancora tanti gli uomini e le donne che non sanno neanche che Gesù è nato. Molti conoscono la sua storia, ma non sanno che la sua nascita non è solamente un avvenimento del passato e non sanno che in ogni Natale si rinnovano tutte le grazie donate all’umanità al momento della sua nascita. Ogni cristiano dovrebbe realmente mostrare che Dio abita nel cuore umano, in un cuore che lo accoglie liberamente e gioiosamente. Accogliere Gesù come Salvatore vuol dire essere disposti ad accogliere una vita nuova, perché ogni sua venuta porta sempre con sé una novità.

Se vogliamo sperimentare la grazia del Natale, guardare Maria ci aiuta a capire che dobbiamo imparare da Lei come portare, annunciare e donare Gesù a tutto l’universo. Siamo consapevoli che si può donare solo ciò che si possiede. Per questo, prima di ogni altra cosa, dobbiamo preoccuparci di accogliere Gesù dentro di noi, di fonderci con Lui fino a sentire il palpito del suo cuore. Ma per fare questo bisogna fare piazza pulita. Purificare i sentimenti e gli interessi, eliminare le ambiguità e ogni tipo di furbizia. Il nostro io dovrebbe essere pulito e silenzioso affinché la vita di Dio si possa manifestare. Soltanto in un silenzio profondo Dio si comunica all’anima, solo nel silenzio puro può svilupparsi il seme divino. Il senso della grotta di Betlemme non è soltanto un’espressione di povertà, ma è soprattutto una profonda esperienza dell’intimità con Dio presente nella nostra storia. Nella grotta di Betlemme era assente la curiosità umana, non c’era rumore, confusione né disturbo esterno. C’era silenzio, intimità e beatitudine nell’attesa dell’incontro con Dio.

La pedagogia del Signore è stupenda. Dio si fa bambino non per essere adorato e temuto, ma abbracciato, baciato e tenuto in braccio. Non è un privilegio di Maria e Giuseppe. Quello che è stato dato loro di vivere è la realtà di come Dio vuole donarsi ad ogni uomo di buona volontà. Tuttavia qualcuno potrebbe obiettare: “Non sono degno, sono un peccatore…”. Ma questa sensazione è solo il primo passo, che presto sarà seguita dalle braccia tese per ricevere Dio nel proprio cuore.

Maria non poteva sentirsi appagata solo attraverso delle manifestazioni fisiche di tenerezza verso Gesù. Il bacio delle labbra doveva scendere nel profondo del suo cuore per accenderlo, rafforzarlo e divinizzarlo. E attraverso questo amore che Maria aveva per Dio, era da Lui riempita di un potere sovrumano, che non ha niente di miracolistico, ma è il potere di perdonare e di amare come Dio ama e perdona. Il vero potere, infatti, non è dominare gli altri, ma perdonare i peccati e amare il prossimo: l’arte più difficile del mondo!

Se accogliessimo Gesù come lo ha accolto Maria, come sarebbe diverso il nostro Natale! Quanta pace scenderebbe nelle nostre anime! Come si riscalderebbe il nostro spirito! In questo giorno di grazia non soffriremmo più la solitudine o il vuoto interiore, al contrario nascerebbe un bisogno profondo di avere uno spazio silenzioso, solitario, per poter stare con Gesù, per sentirlo vicino, per respirare la sua vita. L’anima sentirebbe particolarmente il bisogno di stare con il Signore, di adorarlo, di amarlo, di essere unita a Lui. In questo giorno scorrerebbe dentro di noi una preghiera di abbandono, di riposo e di pace divina. Impareremmo una preghiera di sguardo, senza parole; una preghiera di elevazione nella grazia purissima, staccati da tutto ciò che è basso e spregevole. Il nostro essere avvertirebbe la leggerezza delle presenza di Dio. E in noi crescerebbero tutti i frutti dello Spirito Santo che questo santo giorno emana e trasmette alla creazione.

Sono convinto che ogni uomo di buona volontà e di buon senso può facilmente raggiungere questa dimensione di preghiera elevata. Dio a Maria ha chiesto soltanto una piccola e semplice parola. E Lei l’ha pronunciata. E’ quella parola chiave che apre tutte le porte del Mistero di Dio: “Sì!”. Sì, lo voglio! Sì, eccomi! Sì, sia fatta la tua volontà! Da questa parola così semplice ed innocente, si decide tutto il nostro benessere o, al contrario, il nostro malessere.

In questa luce, in questo santo Natale, desidero augurare a tutti tanta pace e libertà nel cuore, per pronunciare con maggior gioia queste due lettere come risposta all’amore di Dio, e così sentire nella profondità del proprio essere la vera rinascita in Cristo.

Mentre il silenzio fasciava la terra
e la notte era a metà del suo corso,
tu sei disceso, o Verbo di Dio,
in solitudine e più alto silenzio.

             

La creazione ti grida in silenzio,
la profezia da sempre ti annuncia,
ma il mistero ha ora una voce,
al tuo vagito il silenzio è più fondo.

E pure noi facciamo silenzio,
più che parole il silenzio lo canti,
il cuore ascolti quest’unico Verbo
che ora parla con voce di uomo.

A te, Gesù meraviglia del mondo,
Dio che vivi nel cuore dell’uomo,
Dio nascosto in carne mortale,
a te l’amore che canta in silenzio.
(David Maria Turoldo)

Perché un seme

di Stefania Consoli

Piccolo. Spesso insignificante. Quasi anonimo e poco attraente. Non offre un uso immediato né soddisfa il nostro bisogno di ottenere presto un risultato. Un seme non mostra affatto il suo valore e se per caso viene buttato via, quasi non ce ne accorgiamo.

Perché allora l’immagine del seme è così ricorrente nel linguaggio spirituale, cara anche a Gesù che spesso ne fa uso nelle sue parabole? Perché invece di indicarci come modello una realtà compiuta ed eloquente, Dio ci mostra una briciola di materia, talvolta così minuta che appena si intravede?

Perché un seme contiene una promessa, un piccolo spazio di futuro. Per sua natura, infatti, un seme ha già in se stesso un programma di crescita ben ordinato e sapiente che sa farsi strada da solo, con tenacia ed incredibile potenza. Dice Gesù: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga» (Mc 26-29).

La struttura di un seme in qualche modo rivela questa realtà dinamica, ed è sorprendente pensare che nella sua parte centrale il seme contiene in miniatura un piccolo abbozzo di ciò che sarà una volta giunto a maturità.

Proviamo a guardarci dentro. Un seme è composto da tre parti: l’embrione, che come dicevamo riproduce perfettamente la struttura della pianta adulta, e in cui sono riconoscibili il futuro fusto, la radice e una o più foglie. Poi c’è il tessuto nutritivo che favorisce la crescita di tutti gli elementi; e infine delle membrane che proteggono le parti vitali del seme dall’azione degli agenti esterni, mentre lui “dorme” prima di iniziare il suo processo di sviluppo e crescita. Un seme, allora, sebbene chiuso e apparentemente secco, pulsa di vita che attende solo di esplodere in pienezza: Cari figli, come Madre sono con voi per aiutarvi con il mio amore, preghiera ed esempio a diventare seme di ciò che avverrà, un seme che si svilupperà in un forte albero ed estenderà i suoi rami nel mondo intero, diceva la Madonna a Medjugorje il 2 dicembre scorso in un messaggio alla veggente Mirjana.

Qualcosa di importante ci attende nel futuro, qualcosa che avverrà, ma che potrà attuarsi solo se anche noi partecipiamo all’opera di Dio, sembra dirci Maria. E per capire cosa dovrà accadere non dobbiamo ricorrere alle arti divinatorie di chissà quale chiromante, ma soltanto guardarci dentro, nel profondo, dove sono già presenti tutti gli elementi futuri, già delineati, in trepida attesa di iniziare il loro percorso di sviluppo per realizzare quello che Maria ci annuncia. Se accettiamo l’invito e ci immergiamo nelle profondità del nostro spirito, di certo riusciremo a comprendere.

La Madre stessa ci guiderà, se lo vogliamo, per mostrarci quello che sicuramente troveremo nel fondo della nostra anima: l’immagine di Dio impressa in noi, Dio-amore, purissimo e perfetto. Un amore che però per crescere ed espandersi fino ai confini della terra come un forte albero, aspetta di essere liberato dalla prigione del nostro egoismo, dalle sbarre dei nostri ripiegamenti su noi stessi, delle nostre omissioni generate dall’indifferenza, dalla superficialità, spesso dalla paura. L’amore di Dio è completo dentro di noi, c’è già tutto, ma noi lo costringiamo a “dormire”, come un seme che non trova le giuste condizioni per germinare in piena libertà. “Per divenire seme di ciò che avverrà, seme dell’amore, pregate il Padre che vi perdoni le omissioni finora compiute. Figli miei, solo un cuore puro, non appesantito dal peccato può aprirsi e solo occhi sinceri possono vedere la via per la quale desidero condurvi. Quando comprenderete questo, comprenderete l’amore di Dio ed esso vi verrà donato. Allora voi lo donerete agli altri come seme d’amore…” (2 dicembre).

Un cuore pulito, aperto, occhi sinceri che sanno riconoscere la via da percorrere… Queste sono le condizioni propizie perché il seme si risvegli. E il terreno buono che lo deve nutrire  sarà un’anima capace di combattere dentro di sé il male e le sue radici dannose che generano continuamente peccato: “Figli miei, vi invito a rinnovare il vostro pensiero, il vostro essere, il vostro agire, il vostro parlare. Desidero che immergiate in me tutto il vostro essere affinché sia completamente rinnovato. Allora, dal vostro essere puro nascerà l’agire puro: tutto quello che farete,  attraverso i pensieri, le parole e le opere, sarà un vero canto di lode a Dio” (Maria SS.ma a Stefania Caterina, 8 dicembre).

Un canto di lode all’Amore, che così finalmente potrà rompere dentro di noi l’involucro che lo racchiude, per librarsi con lievità e forza fino a raggiungere chi ancora attende l’annuncio del Verbo che si è fatto carne: di Gesù Cristo, uomo della terra e Dio di tutto l’universo.

La Vergine è con noi. Ci aiuta con il suo esempio, ci nutre con la sua preghiera, ci protegge con il suo amore. Proprio come avviene in natura per un seme. Non potrà che essere presto primavera. E poi verrà l’estate, con i suoi frutti di salvezza. Un forte albero estenderà i suoi rami nel mondo intero e lo «coprirà con la sua ombra» perché sia concepito in ogni uomo di buona volontà il Figlio dell’Altissimo, come accadde a Maria. È una promessa, è cosa certa. E sarà sarà rinnovata la faccia della terra!  

“Figli miei vi benedico affinché abbiate la forza, il coraggio e la tenerezza per affrontare tutti gli avvenimenti che vi attendono. Non abbiate paura! Non vi annuncio catastrofi o fatti terribili, ma cose grandiose. Ripeto a voi ciò che ho detto per me stessa: grandi cose farà in voi l’Onnipotente, se sarete uniti a lui attraverso il mio Cuore, e se sarete capaci di accogliere la sua potenza e la sua luce”. (Maria SS.ma a Stefania Caterina, 8 dicembre 2011)