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Archive for the ‘Stefania Consoli’ Category

di Stefania Consoli

Gli occhi puntati verso il cielo. Attenti, a scrutare le perfette combinazioni di quegli astri che il Creatore come brina sul campo ha disseminato per tutto l’universo. Più grandi, più piccoli; più o meno luminosi. Brillanti o fiochi, di un bianco argenteo che li rende attraenti ed eleganti. Altri, sfumati di leggere tinte rosate o tendenti all’azzurro.

Per secoli, nella vasta oscurità del cielo notturno, i marinai guardavano le stelle come ad una bussola infallibile che indicava loro la giusta direzione. Osservavano, prendevano le misure e calcolavano la rotta senza esitazioni. Non potevano sbagliare, perché nel firmamento nulla è a caso, ogni cosa è collocata al posto giusto: ogni elemento è a sé, e contemporaneamente unito a tutto il resto perché si possa leggere un disegno che rimanda altro, che conduce sempre oltre

Come sarebbe bello avere lo sguardo dei marinai! Carico di saggezza, semplice, ma soprattutto umile, perché capace di sollevarsi verso ciò che lo sovrasta per trovare le risposte sul cammino. Come sarebbe bello che questo sguardo s’imprima nei nostri occhi quando attraversiamo la notte del dubbio, della paura, dell’incertezza. Proprio allora dovremmo essere in grado di staccarlo dalla terra per incontrare quelle luci che Dio ha acceso in cielo per noi; perché il mondo spesso è buio, oppresso dalle tenebre e non ci sono più i riferimenti: «Levate in alto i vostri occhi
 e guardate: chi ha creato quegli astri?
 Egli fa uscire in numero preciso il loro esercito
 e li chiama tutti per nome;
 per la sua onnipotenza e il vigore della sua forza 
non ne manca alcuno» (Isaia 40,26).

Ma se le stelle ci sanno guidare nei nostri tragitti terreni, sulle vie spirituali ci sono donate altre “luci”, capaci di aumentare con la loro azione la nostra capacità di orientamento. Sono i profeti, uomini e donne che in ogni tempo, vengono scelti dal Cielo per farci conoscere il pensiero di Dio, i suoi desideri, i suoi inviti e suggerimenti: «Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, 
la luna e le stelle che tu hai fissato,

 che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, 
il figlio dell’uomo, perché te ne curi? 

Eppure l’hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato.

 Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani…».

Sono dei veri e propri “punti luce”, che anche oggi, in questo tempo contorto e confuso, rischiarano l’orizzonte ai nostri passi, mostrano nuove vie da prendere per arrivare “a casa”, al porto che ci aspetta: il Cuore stesso di Cristo, l’Astro del Cielo per eccellenza:Io sto preparando intensamente lo spirito dei figli di Dio, ed oriento l’intera creazione verso il ritorno glorioso di Cristo. Tutti voi siete impegnati a preparare la nuova creazione, ma essa non verrà prima che Gesù ritorni nella sua gloria. Per questo vi ho detto che è il tempo dei profeti, perché è giunta l’ora che io risvegli il mio popolo. Esso giace assopito, stordito da tante parole senza vita, confuso da maestri e dottori che non parlano d’altro che di se stessi, ed imprigionano i figli di Dio nelle fitte trame delle loro ambizioni” (lo Spirito Santo a Stefania Caterina, 24 giugno 2012).

Parole ispirate, che aprono nuovi tratti di strada per l’umanità in cammino verso il Regno. Se però noi non le ascoltiamo, ci sarà il rischio di continuare a girare su noi stessi, intorno ai nostri piccoli e grandi drammi, a volte solo gonfiati dalla preoccupazione che sempre ci minaccia nel profondo. Non ci fidiamo e per questo ci blocchiamo. Non sappiamo più andare avanti.

Accogliamo i profeti, permettiamo loro di realizzare il compito che Dio ha affidato alla loro sensibilità. Ed anche rendiamo attivo il dono della profezia che abbiamo ricevuto nel Battesimo, lasciando che lo Spirito Santo si esprima attraverso la nostra originalità. Non siamo consapevoli di quanta ricchezza Dio ha depositato nelle nostre anime, un tesoro che rischia di perdere il suo valore se non viene messo a frutto attraverso la nostra offerta, attraverso la disponibilità a lasciarci usare secondo le nostre peculiarità, i nostri doni. Soprattutto in questo tempo in cui l’umanità sta navigando in acque che nascondono molte insidie, dobbiamo ascoltare Dio che ci parla in modo chiaro e diretto, per sapere come affrontare e superare le onde alte, le mareggiate e gli improvvisi gorghi, e imparare ad usare la stessa autorità di Cristo che con un semplice

comando placava la furia della tempesta. Solo allora potremo riprendere con celerità e rinnovata speranza la nostra rotta verso la “nuova terra” che Dio ha già preparato per noi.

Ascoltiamo soprattutto la Madre coronata da dodici stelle, che a Medjugorje ogni giorno “buca il cielo” per arrivare fino a noi e per farci comprendere il disegno di Dio per il futuro, nostro e dell’intera umanità. Quel cielo che ogni notte si riempie di stelle lucenti, ci offre la Stella del Mattino, la luce più fulgida di tutto l’universo.

E allora è davvero tornato il tempo di fare come i marinai. Non sono le carte compilate dagli “esperti”, le rotte ben tracciate da tecnologie sempre più raffinate. Tutto è scritto in cielo, insieme ai nostri nomi. Dobbiamo solo sollevare lo sguardo e imparare a decifrare il linguaggio delle stelle.

Io credo, Signore,

che alla fine della notte

non c’è la notte, ma l’aurora;

che alla fine dell’inverno,

non c’è l’inverno, ma la primavera;

che al termine dell’attesa,

non c’è ancora attesa, ma l’incontro.

 JULES FOLLIET

 

 

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Come una rosa

di Stefania Consoli

E anche quest’anno sono tornate a fiorire le rose.

Sembrerebbe normale, un appuntamento consueto di maggio. Ma noi, in realtà, non sappiamo cosa la pianta ha dovuto affrontare nei gelidi mesi invernali. Eppure, puntuali, anche quest’anno le rose sono tornate a fiorire. La vita custodita in loro non poteva più attendere. Era pronta a sbocciare al momento previsto. Né prima, né dopo. Ora.

Splendide nel loro turgore. I petali uno dopo l’altro si dispiegano in una perfetta armonia. Colori che sembrano velluto: forti, tenui, brillanti; una gamma di tinte e di forme che donano ai fiori un fascino tutto speciale, quasi regale.

La natura ci dona continuamente sapienti lezioni di vita. Nel rispondere con docilità alle leggi che l’hanno creata, pare infatti volerci dire: “Uomo, perché ti affliggi sconsolato nelle tue difficoltà? Perché nei tuoi inverni, nelle gelate che irrigidiscono i tuoi giorni, nei venti freddi dei problemi che investono il tuo cammino tu, uomo, ti scoraggi? Non ricordi più le primavere che ti hanno visitato negli anni? Hai forse dimenticato quello che è scritto proprio per te nel Vangelo: «Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro…» (Mt 6,28-29).

Il fatto è che noi uomini, gonfi della nostra presunzione, non vogliamo sottometterci umilmente a quelle leggi che regolano l’universo intero in tutti i suoi aspetti, dai più maestosi a quelli più minuti. Pretendiamo di governare la nostra vita con le poche conoscenze che abbiamo e spesso, pur di controllarne il corso, la manipoliamo alterandola nei suoi delicati equilibri. E infine, quando vediamo che sono del tutto compromessi, ci ripieghiamo sui mali che noi stessi ci siamo procurati.

Non rimane, allora, che imparare dalle rose…

Dobbiamo comprendere, una volte per tutte, che solamente il Signore della Vita ha la potenza di ristabilire l’ordine che abbiamo perduto. Solo Dio può farci rientrare in quell’armonia alla quale tutti aneliamo perché scritta nella nostra anima; mentre noi, smarriti nel caos di un’esistenza ritmata da regole inventate da altri uomini, rischiamo di perdere del tutto i punti di riferimento, come aghi di bussole impazzite.

Nel tempo della “crisi di tutto”, oggi però, Dio ritorna con potenza per riportare le sue creature a quella vita integra e pulita che aveva pensato per ognuno di noi. La nostra disubbidienza a Dio l’aveva ferita mortalmente, la nostra ubbidienza a Gesù Cristo, ora, potrebbe farla sbocciare a vita nuova, risorta.

Dobbiamo per questo offrire a Lui le nostri croci, rimanendo pazienti e fiduciosi in quelle sofferenze che a volte ci lacerano il corpo, il cuore, lo spirito, nella certezza che l’amore con cui sopportiamo le conseguenze della nostra disubbidienza, ci purifica e permette a Cristo di consegnarci all’abbraccio tenero del Padre.

Ci vuole tanta umiltà per fidarci di Dio. Spesso vogliamo cercare il rimedio al nostro dolore con poveri mezzi umani, in fretta, per non sentire il peso della sofferenza; ma il più delle volte non facciamo che imbrogliare la matassa dei nostri problemi. E ci assale l’angoscia, l’inquietudine, persino la disperazione.

Siamo proprio ciechi. O forse solo concentrati solo su noi stessi al punto da non riuscire a vedere che nel mondo è in corso un vero e proprio attentato alla Speranza da parte di un sistema di poteri – politici, economici, sociali – che vuole farci perdere di vista la Verità; cioè che solo Dio ha la potenza di portare a compimento la nostra vita, perché Lui l’ha pensata per noi, e per ognuno ha previsto una piena fioritura. Come le rose.

È tempo di speranza. È tempo di credere che possiamo farcela se ci doniamo a Gesù, l’Uomo nuovo, modello per ognuno di noi. Che cosa in realtà dovremmo fare possiamo ascoltarlo da Lui stesso: nel suo Vangelo, nelle rivelazioni consegnate ai profeti di ogni tempo, nella sapienza dello Spirito Santo che soffia in continuo su ognuno di noi e si comunica nelle parole di Sua Madre che qui, sulla terra, non smette di parlare… E poi attraverso gli angeli, i santi, le anime dei giusti che vivono nella Verità e desiderano trasmetterla a noi attraverso la comunione nello Spirito.

Ma ciò che è più eloquente, è la strada che ha Gesù stesso ha scelto: quella della Croce, l’unico strumento capace di sconfiggere definitivamente satana con la sua morte, e che apre l’accesso alla vita senza fine: “Anche se il male sembra prevalere sul vostro pianeta”, dice lo Spirito Santo a Stefania Caterina, “l’azione di Dio è costante e silenziosa nel vostro spirito. Se donate la vita a Gesù, attraverso il Cuore Immacolato di Maria, affidando a lui tutto il vostro essere, Egli farà sì che le leggi della vita funzionino in voi, al di là di ciò che potete comprendere… A voi tocca solo aprire le porte a Gesù, affinché compia in voi la sua opera insieme a me, lo Spirito Santo. Sarete protetti e aiutati in tutto, e già ora sperimenterete l’appartenenza ad una dimensione nuova, quella dello spirito, che vi attende al termine della vita terrena. Non risolverete i vostri problemi spirituali e fisici fino a che non vi affiderete totalmente a Dio! Solo così potrete sconfiggere il male, che tenta in ogni modo di alterare in voi l’armonia delle leggi divine. Quando Dio sarà il Signore della vostra vita, allora anche voi potrete dominare le forze avverse, e regnare con Cristo già qui sulla Terra, elevando a Lui tutto ciò che vi appartiene e vi circonda. Non dimenticate che siete un popolo regale e sacerdotale, perché, uniti a Cristo, partecipate pienamente alla gloria di Dio, la gloria che Egli ha posto nei suoi figli” (dal Messaggio La luce della vita, 6 marzo 2012).

 Convinti che le sofferenze del tempo presente non sono adeguate alla gloria futura che si manifesterà in noi (Rm 8,18), forti nella fede, aspettiamo la beata speranza e l’avvento glorioso del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo (Tt 2,13), che trasformerà il nostro misero corpo per conformarlo al Suo corpo glorioso (Fil 3,21).

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di Stefania Consoli

Gerusalemme, la Santa Città di Davide, ha aperto le sue porte. Il percorso attraverso la Quaresima è compiuto. Il deserto è già alle nostre spalle. Ci è stata data grazia in abbondanza. Grazia di verità su noi stessi. Grazia di intelligenza dei misteri di Dio. Grazia di luce, per individuare in noi quello doveva essere corretto o eliminato.

Il Maestro ora sale con determinazione verso il luogo in cui “consumerà la sua Pasqua”: l’uliveto nel Getsemani, il Golgota, il sepolcro che lo conterrà per poco, prima di essere scardinato dalla potenza incredibile della Resurrezione. E con lui anche le nostre tombe.

Cristo ha ubbidito al Padre in questo tempo. Nel deserto che siamo riusciti a offrirgli dentro di noi ha combattuto il Tentatore, ha digiunato dagli eccessi che lo avrebbero distratto, ha pregato e si è preparato a compiere l’atto finale,  faccia a faccia con la morte, per abbatterla. Definitivamente.

Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi, porte antiche, ed entri il re della gloria» (Salmo 23). Ora è il tempo di aprire le porte del nostro santuario interiore, il nostro spirito, la nostra parte più intima, dove Gesù vivrà il gesto più alto dell’amore: «Dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). Il suo ingresso, si sa, è umile nonostante il clamore della folla con le palme tra le mani. Ma è anche determinato, deciso, non può voltarsi indietro: il Messia deve andare fino in fondo, perché per questo è nato. La terra attende la liberazione…

Siamo noi la terra da liberare. Noi il popolo infedele che ogni giorno, nel deserto delle nostre giornate, si costruisce idoli e amuleti da adorare. Noi il tempio da restaurare. Noi la legge da realizzare e portare a compimento. Noi i figli da redimere e riportare al Padre. Noi, nel nostro spirito, nell’anima, nel cuore. Ed anche nel corpo, avvelenato dagli effetti del Male che ci opprime…

Cristo è pronto a consumare la sua Pasqua. Affrettiamoci, dunque, ad aprire tutto quello che in noi vediamo ancora chiuso. Presto splenderà di gloria. Presto ospiterà la vita nuova, eterna, purificata e risorta.

Affrettiamoci, e l’Agnello – Sacerdote sommo – eleverà la sua offerta sull’altare della nostra vita, perché diventi sacrificio di lode, vivente, pulsante di gioia e soprattutto, gradito al Padre.

Solo questo, e nient’altro, ci può davvero donare libertà. E una gioia piena, profonda e indissolubile penetrerà il nostro spirito e ci farà fiorire, come un prato che sboccia in primavera. A tutti voi, di vero cuore, auguri di una Pasqua santa e benedetta!

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di Stefania Consoli

 

Tutto è pronto. Tutto ben misurato e adatto a ciascuno di noi. Dio ci ha guardato nel profondo e ha scelto per ognuno giorni ricchi di situazioni che potrebbero cambiare radicalmente il nostro cuore. Perché spesso è “di pietra”. E invece ci vuole un cuore morbido e ubbidiente per sperare resurrezione. Alla fine di questi giorni. Quaranta per l’esattezza.

Ci stanno davanti, uno dopo l’altro, pronti ad essere vissuti con buona volontà e gratitudine. Li accompagna una grazia tutta particolare, capace di raggiungere gli angoli più oscuri del nostro essere: quelli che hanno ancora paura della Luce perché non vogliono che si scopra il peccato che vi è annidiato, insieme alle antiche ferite mai consegnate a Dio e quindi incapaci di perdono; insieme alle nostre rabbie, alle frustrazioni, alle ribellioni che si sono accumulate nella nostra vita perché non ci siamo sentiti amati, né capiti e neppure accolti. Ed è proprio lì che c’è bisogno di luce, per cominciare a fare pulizia.

Preziose opportunità. Piccole e grandi chances di conversione, di revisione di vita, di riesame di quei sentimenti che spingono il nostro cuore a dipendere dalle cose che il mondo ci propone, e che noi accettiamo per non sentire il vuoto che la nostra infedeltà a Dio ci crea nell’anima: «Io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male» dice Mosé al popolo che lo ha seguito per quarant’anni nel deserto, «oggi, perciò, io ti comando di camminare per le sue vie, di osservare le sue leggi… Ma se il tuo cuore si volge indietro e se ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri dèi e a servirli… non avrete vita lunga» (Dt 30,15-17).

Sono parole che la liturgia ci pone innanzi proprio al’inizio del cammino quaresimale, punto in cui ci apprestiamo anche noi ad addentrarci nel nostro deserto per combattere quelle passioni che ci rendono schiavi. Veri e propri idoli che in modo inconsapevole “adoriamo” e che ci fanno dimenticare la Sorgente del nostro vero Bene.

Non è facile. È una dura battaglia, perché le forze del Male sono potentemente al lavoro per distoglierci dal nostro cammino di santificazione e strapparci dalle mani di Dio.

Ma a noi sono consegnate delle armi più efficaci, imbattibili, se le sappiamo scegliere: «Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita… amando il Signore, tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui» (Dt 30,19).

La scelta dipende esclusivamente da noi, dall’uso saggio della nostra volontà e della libertà. Solo amando e scegliendo Dio, insieme alle sue leggi, ogni cosa risulterà vincente nella nostra giornata.

Scegliere la vita. Usare con responsabilità la propria libertà nella consapevolezza che questi che viviamo sono tempi che richiedono serietà, attenzione, perché è in corso una forte battaglia tra la Luce e le tenebre. E queste guerre partono innanzitutto dentro di noi, lì dove ancora non siamo riconciliati con noi stessi, con Dio e con il prossimo.

“Quaranta è una cifra che esprime il tempo dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore, della consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse” dice Benedetto XVI nel suo discorso di inizio Quaresima. “Ma è anche un tempo entro cui occorre decidersi ad assumere le proprie responsabilità senza ulteriori rimandi” perché questo “è il tempo delle decisioni mature”.

È quanto leggiamo anche in un messaggio dello Spirito Santo a Stefania Caterina: “La libertà vi sarà lasciata sempre da Dio, di fronte ad ogni decisione che dovrete assumere nella vita; essa è inviolabile, ed è la vera prerogativa dei figli di Dio. La libertà ha come conseguenza la responsabilità: poiché siete liberi, siete anche perfettamente responsabili delle vostre scelte. Infatti, Dio vi fa conoscere le sue leggi, fin dal momento della creazione le imprime in voi, affinché possiate orientarvi verso il bene, ma la scelta è solo vostra. Egli non interferisce con la vostra libertà, né vi condiziona, poiché siete figli e non schiavi. Siete liberi dunque di scegliere, e siete stati messi in grado di comprendere le conseguenze della vostra scelta, qualunque essa sia. I mali che affliggono la vostra umanità non vengono da Dio, ma dal cattivo uso della vostra libertà. Dio, però, non vi abbandona mai…”

Non possiamo scherzare con la nostra vita, è un dono troppo grande per sciuparlo con superficialità! Dio è già in movimento, l’azione è la sua non la nostra. È il suo spirito che ci purifica, è la sua Parola che ci interpella e svela le menzogne con le quali nascondiamo i nostri comportamenti malati. È Lui la luce, “Luce gentile”, perché non forza mai, non si impone; chiede sempre il permesso e aspetta il nostro sì.

Se ci fidiamo di Lui, del suo modo di operare attraverso le prove che incontreremo sul cammino; se amiamo il sacrificio che tiene a bada quelle piccole e grandi furbizie che ci spingono verso una falsa autonomia, vedremo emergere man mano i sintomi dei nostri mali interiori. Ci sentiremo malati, deboli, ma solo per un momento, il tempo della cura. Dio è la nostra medicina. Se però Gli impediamo di arrivare al punto ammalato, ogni terapia risulterà vana.

“In questi quaranta giorni che ci condurranno alla Pasqua di Risurrezione possiamo ritrovare nuovo coraggio per accettare con pazienza e con fede ogni situazione di difficoltà, di afflizione e di prova, nella consapevolezza che dalle tenebre il Signore farà sorgere il giorno nuovo”, continua il Papa nella sua catechesi; “e se saremo stati fedeli a Gesù seguendolo sulla via della Croce, il chiaro mondo di Dio, il mondo della luce, della verità e della gioia ci sarà come ridonato: sarà l’alba nuova creata da Dio stesso”.

Giorni di luce, giorni di grazia. Un clima che non dovrebbe esprimere rigore, nè grigiore, come spesso viene pensata la Quaresima, ma linearità di vita che si nutre di semplicità, di una sobrietà attenta all’essenziale. Uno stile di vita quotidiano che non spreca energie a cercare ciò che è periferico, accessorio, e si concentra “in Dio”, nel silenzio, nella preghiera e nell’ascolto, pur tra tante attività.

Senza fretta, nella quiete interiore. Scopriremo che il deserto non è fatto di nulla, perché è proprio lì che incontreremo Dio, faccia a faccia. Noi saremo noi stessi. E Lui sarà con noi. 

 

 

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Signore, tu mi scruti e mi conosci,

tu sai quando mi siedo e quando mi alzo,

intendi da lontano i miei pensieri,

osservi il mio cammino e il mio riposo,

ti sono note tutte le mie vie.

 (Salmo 138)

È così Signore, tu ci scruti e ci conosci. Il tuo sguardo di luce penetra ogni particella del nostro essere. Nulla lo può schermare.

Cosa vedi, Signore? Cosa trovi nascosto tra le pieghe della nostra vita, spesso accartocciata su se stessa, ma desiderosa sempre di distendersi per poi spiccare il volo, come uccello libero sul mare?

Penetri da lontano i nostri pensieri… Non c’è neanche bisogno di tradurli in suoni, in parole perché tu li possa intendere. È sufficiente lasciare spazio nella mente che tu già li sai. E li leggi, e guardi la confusione che talvolta li confonde perché inutili informazioni dal mondo li contaminano, creando peso e nebbia… Banalità, futili pensieri. Ma solo il tuo pensiero, Signore, regge la nostra vita. E mentre pensi tu ci crei, e ci ricrei, ogni istante. Solo questo conta veramente.

Mentre ci guardi, Signore, osservi il nostro cammino e il nostro riposo… Quanta strada ci sembra di aver fatto nella vita, e quanta ancora ci aspetta prima di ritornare a te, nel tuo abbraccio, dove potremo davvero riposare! È faticosa la strada, talvolta i passi non riescono a muoversi, soprattutto quando la via si fa ripida, sconnessa, tra i tanti problemi che nascono nel nostro giorno. Passi affaticati, passi lenti. E quanti, purtroppo, passi indietro quando rifiutiamo di affrontare le nuove sfide da superare, per procedere sul cammino.

Ma a te Signore sono note tutte le nostre vie. Anche se storte, anche se controverse, anche se spesso, come su un “rondò”, giriamo in tondo e non imbocchiamo mai la via d’uscita che ci porta a meta.

Per questo, invece di scoraggiarci preghiamo per aprirci alla Speranza, e riprendiamo il Salmo:

Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore,

provami e conosci i miei pensieri:

vedi se percorro una via di menzogna

e guidami sulla via della vita.


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di Stefania Consoli 

Una ricerca continua. A volte spasmodica e con scarsi risultati. Eppure non ci stanchiamo mai di cercare, perché dentro di noi c’è un desiderio profondo e costante che cadenza la nostra vita, fin dal principio. Essere felici.

L’anelito alla felicità è impresso nella nostra stessa natura, nel nostro Dna spirituale, e continuamente ci spinge a cercare quello stato interiore che la nostra disubbidienza a Dio ha profondamente danneggiato.

Scriveva l’antico poeta Seneca: «Tutti vogliono vivere felici, ma quando poi si tratta di riconoscere cos’è che rende felice la vita, ecco che ti vanno a tentoni; a tal punto è così poco facile nella vita raggiungere la felicità, che uno, quanto più affannosamente la cerca, tanto più se ne allontana».

Quanto è vero questo ai giorni nostri, ingolfati di falsi beni che ci attirano, che ci seducono e poi ci lasciano vuoti perché mirano esclusivamente a procurare un temporaneo piacere, e non ad elevare il nostro spirito, che poi è il vero presupposto per essere felici.

E mentre ci illudiamo di alleviare il nostro dolore con mediocri rimedi, continuiamo ad accumulare ferite che ci indeboliscono e ci fanno soffrire: Cari figli, mentre con materna preoccupazione guardo nei vostri cuori, vedo in essi dolore e sofferenza; vedo un passato ferito e una ricerca continua; vedo i miei figli che desiderano essere felici, ma non sanno come…, diceva la Madonna a Mirjana nel messaggio del 2 gennaio scorso.

Quello di cui andiamo in cerca è un bene prezioso, in qualche modo è la somma di molti altri beni, come la pace, la serenità, la gioia di vivere, la leggerezza interiore e il distacco da tutto quello che ci opprime e ci preoccupa. Quando siamo felici ciò che di buono abita in noi si armonizza, raggiunge una pienezza e ci comunica sentimenti nobili, positivi, al punto che tutto il resto sbiadisce e passa in secondo piano.

La verità è che siamo stati creati per essere felici e il nostro spirito desidera solo tornare a quello stato che abbiamo perso nel momento in cui il Male ha fatto ingresso nella nostra vita.

Ma perché non sappiamo come ottenere la felicità? Forse perché la cerchiamo su strade sbagliate… “Apritevi al Padre. Questa è la via alla felicità, la via per la quale io desidero guidarvi. Dio Padre non lascia mai soli i suoi figli e soprattutto non nel dolore e nella disperazione. Quando lo comprenderete ed accetterete sarete felici. La vostra ricerca si concluderà”, aggiunge Maria nel suo messaggio.

Questa è in realtà l’unica cosa che conta veramente. Non la ricerca della felicità fine a se stessa, che tra l’altro può facilmente tramutarsi nel bisogno egoistico di “stare bene”, ma la volontà di trovare la Fonte stessa di ogni bene: Colui che dà origine ad ogni cosa, compresa la felicità: Dio Padre, che è con noi. Sempre. Nella gioia e nel dolore, come si indica agli sposi nel rito matrimoniale. Ma la nostra unione con Dio dovrebbe essere più che sponsale: una comunione totale, perché noi siamo irradiazione della Sua stessa vita che in noi prende carne, forma, volto, identità. Noi siamo figli, e quindi eredi di ogni bene che il Padre possiede. Se stiamo in Lui, ogni cosa sarà al posto giusto, ogni bene ci sarà comunicato e la nostra ricerca “si concluderà”.

In un bellissimo messaggio di Gesù a Stefania Caterina del 20 giugno 2011, troviamo conferma a quanto abbiamo detto finora: “La felicità non vi giunge mai per se stessa, né per se stessa va cercata. Essa è il frutto dello Spirito, e deriva dalla sincera dedizione a Dio e agli altri. Non sarete mai felici se ricercherete la felicità fine a se stessa, magari servendovi di qualche metodo umano. Lo sarete, invece, se cercherete Dio, dal quale scaturisce la pienezza della vita che è la vera felicità”.

Solo un’anima dimentica di sé può essere felice. Solo un’anima che sa che c’è più gioia nel dare che nel ricevere può gustare la vera felicità, che non è solo un fugace e superficiale appagamento, ma è pienezza di vita, è libertà, è beatitudine. Solo un’anima che si offre a Dio in tutta umiltà, potrà essere riempita di tutto questo, ed anche di più.

Purtroppo, però, spesso in noi prevale un’attesa, e talvolta anche una pretesa: che la via della felicità sia larga, accessibile, facile da percorrere. È un’illusione e, tra l’altro, non è neanche la strada di Gesù, che sempre, senza mezzi termini, ci indica il passaggio attraverso una “porta stretta”; un varco angusto che tuttavia ci immette in una dimensione di vita molto più ampia, più profonda, più intensa.

Solo questi passaggi che le prove della vita costantemente ci propongono, ci purificano dalle scorie che portiamo dentro a causa delle ferite accumulate nel passato e che non abbiamo saputo consegnare subito a Dio perché le trasformasse in fonte di perdono, di comprensione, di accettazione dell’offesa.

Il passaggio della porta stretta è previsto per renderci più liberi, autonomi, non soggetti al male ricevuto, ma decisi al bene, per la redenzione nostra e di chi, in modo più o meno consapevole, ci ha causato il male.

Se non vogliamo attraversare questi momenti dolorosi, in cui dobbiamo con umiltà piegare il capo e ammettere i nostri errori, rischiamo in qualche modo di “rimbalzare” indietro, in una condizione di infelicità interiore, di ricerca senza senso. Non saremo più capaci di vedere oltre il muro della prova, dove ci attende un orizzonte luminoso, pieno di speranza. Gesù per portarci al Padre ci propone sempre questo passaggio. È un passaggio obbligato, non può essere un optional…

La felicità che ci aspetta oltre questa barriera è una felicità autentica, duratura, purificata, e la morte che nasce dai nostri comportamenti malati non può più scalfirla, perché quella felicità sarà il frutto della vittoria su noi stessi, sul nostro “io” tiranno. Ed è il vessillo che Dio ci consegna perché abbiamo creduto in Lui, perché ci siamo fidati accogliendo una croce che mordeva il nostro orgoglio, ma che non ci ha sconfitto perché abbiamo accettato di morirci sopra, insieme a Gesù Salvatore.

Quella felicità non ha nulla di terreno: non è l’euforia di un momento che presto svanisce, non è l’emozione che ci fa provare fugaci brividi di piacere, non è neanche un concetto su cui dibattere: è una felicità pacata, profonda, sapiente, e porterà con sé il sapore di eternità, quella che sarà la nostra vera e definitiva beatitudine: «Quanto sono amabili le tue dimore, Signore degli eserciti! L’anima mia languisce e brama gli atri del Signore. Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente» (Salmo 83).

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di Stefania Consoli

È passato poco più di un mese da quando ci siamo incamminati su questo nuovo sito, per condividere con chi lo volesse le nostre esperienze di vita offerta a Dio, attraverso il Cuore della Vergine Maria. Molte sono state le visite, alcune diventate frequentazione abituale, altre solo passeggere, ma siamo certi che tutti hanno potuto per lo meno cogliere lo spirito con cui desideriamo procedere su questa strada editoriale. Ribadiamo il nostro desiderio di esprimere con umiltà e semplicità i frutti della nostra spiritualità, così come ci è dato man mano di raccogliere nella nostra vita, perché ogni bene che viene da Dio non può che essere condiviso.

Di giorno in giorno sperimentiamo, infatti, che ogni grazia a noi donata è un’occasione molto preziosa per trasformare l’ordinario in straordinario, il quotidiano in eterno, il finito in infinito. Perché l’incontro con Dio vivo, che si avvicina a noi nella misura in cui gli facciamo spazio sgombrando il nostro cuore da inutili presenze e attaccamenti, porta sempre una dilatazione della nostra stessa esistenza. Tutto diventa più essenziale e per questo più spazioso ed accogliente. Diveniamo quindi noi stessi il luogo dell’incontro, con Dio e con gli uomini. E questo è già motivo di gioia straordinaria, motivo di festa anche nella ferialità della vita.

Con la conclusione del Tempo di Natale siamo entrati nel cosiddetto “Tempo ordinario”, quel periodo dell’anno liturgico che copre la parte dell’anno nella quale non ci sono tempi forti. È interessante notare che la sua durata complessiva è di trentatré settimane, proprio quanto gli anni che Gesù ha trascorso sulla terra. Forse è solo una coincidenza, ma se avremo uno sguardo contemplativo sul tempo che ci sta davanti, potremo osservare da vicino come Cristo ha interpretato l’avvicendarsi delle stagioni e degli avvenimenti, e come con la sua straordinaria presenza ha restituito alle vicende del quotidiano dignità e valore, soprattutto a quelle meno appariscenti e forse più disprezzate. Se poi riusciremo a fare realmente posto a Lui nella nostra giornata, il Suo stile sarà impresso in noi e il Suo pensiero sarà il nostro pensiero, ispirazione e guida di ogni nostra azione. Niente di più straordinario… nell’ordinario!

Passo dopo passo ci ritroveremo a vivere in una dimensione più elevata, meno soggetta alle provocazioni di basso livello, che ci invitano continuamente a scendere “in campo” a difesa dei nostri miseri interessi umani. Un campo di battaglia sempre pronto dove non ci sono vincitori, ma solo vinti, perché lì tutti siamo sconfitti dal Male, che crea continuamente avversari solo per frantumare l’umanità, e così distruggere il corpo di Cristo. Noi, che siamo chiamati ad essere un cuore solo e un anima sola. Sempre se vogliamo essere cristiani.

Sul fronte delle lotte quotidiane – quelle piccole nelle nostre case, quelle grandi nella società – non possono esserci dei veri vincitori, perché tutti perdiamo in bellezza, santità e grazia… Quel falso trionfalismo che ci esalta quando vediamo l’altro in una situazione di inferiorità e sottomissione, in realtà è un sentimento che poi ci si rivolta contro, perché genera sempre orgoglio, superbia, durezza. Genera peccato. Ed è lì che siamo veramente sconfitti.

Non vale mai la pena scendere in campo! Non per chiamarsi fuori dal problema, ma per offrire a Dio lo spazio per ristabilire giustizia secondo i Suoi tempi e i Suoi criteri, che non usano mai la forza e la violenza, ma agiscono nel profondo, trasformando i cuori e le intenzioni, creando opportunità di intesa e di riconciliazione quando meno ce lo aspettiamo. Antiche ferite si risanano, le fratture si ricompongono. E noi ci ritroviamo, talvolta con sorpresa, ad amare ed accogliere ciò che prima rifiutavamo per paura di essere nuovamente offesi.

Sono piccole esperienze di Tabor: di trasfigurazione. Era un giorno come tanti quello sul Tabor, ma in quella apparente normalità del quotidiano avvenne l’incredibile: quello che sembrava fatto solo di terra, improvvisamente risplendeva di Cielo… A questo siamo chiamati, anche noi: ogni giorno.

Ritorniamo al nostro sito web, che immaginiamo più come un percorso che come uno spazio. Un’occasione per camminare insieme. Ci siamo chiesti con quanta frequenza pubblicare i nostri scritti. La nostra vita estremamente ordinaria, ma vissuta nel desiderio e nell’impegno che ogni momento diventi straordinario, ci suggerisce molte tematiche ed argomenti da condividere con voi. Tuttavia la vita spirituale ha bisogno di ritmi lenti per poter assimilare i contenuti e tradurli in vita vissuta, secondo l’originalità di ognuno.

Potremmo allora provare a scandire le nostre pubblicazioni con una uscita al mese per donare nuovi spunti di meditazione, ed un altra che li possa radunare in forma impaginata, in una sorta di bollettino formato PDF, che si potrà scaricare ed eventualmente fotocopiare e distribuire, per consentire a chi non fa uso del computer di leggere le nostre riflessioni. E visto che il web permette anche un dialogo in tempo reale, vi saremmo grati se vorrete esprimere anche il vostro parere e gradimento, così da scegliere il modo più adatto alle esigenze di tutti. Chi poi desidera contribuire con una propria testimonianza o riflessione sulla vita offerta, può inviarla al nostro indirizzo di posta elettronica. Sarà una ricchezza per tutti. Grazie di cuore!

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di Stefania Consoli

Piccolo. Spesso insignificante. Quasi anonimo e poco attraente. Non offre un uso immediato né soddisfa il nostro bisogno di ottenere presto un risultato. Un seme non mostra affatto il suo valore e se per caso viene buttato via, quasi non ce ne accorgiamo.

Perché allora l’immagine del seme è così ricorrente nel linguaggio spirituale, cara anche a Gesù che spesso ne fa uso nelle sue parabole? Perché invece di indicarci come modello una realtà compiuta ed eloquente, Dio ci mostra una briciola di materia, talvolta così minuta che appena si intravede?

Perché un seme contiene una promessa, un piccolo spazio di futuro. Per sua natura, infatti, un seme ha già in se stesso un programma di crescita ben ordinato e sapiente che sa farsi strada da solo, con tenacia ed incredibile potenza. Dice Gesù: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga» (Mc 26-29).

La struttura di un seme in qualche modo rivela questa realtà dinamica, ed è sorprendente pensare che nella sua parte centrale il seme contiene in miniatura un piccolo abbozzo di ciò che sarà una volta giunto a maturità.

Proviamo a guardarci dentro. Un seme è composto da tre parti: l’embrione, che come dicevamo riproduce perfettamente la struttura della pianta adulta, e in cui sono riconoscibili il futuro fusto, la radice e una o più foglie. Poi c’è il tessuto nutritivo che favorisce la crescita di tutti gli elementi; e infine delle membrane che proteggono le parti vitali del seme dall’azione degli agenti esterni, mentre lui “dorme” prima di iniziare il suo processo di sviluppo e crescita. Un seme, allora, sebbene chiuso e apparentemente secco, pulsa di vita che attende solo di esplodere in pienezza: Cari figli, come Madre sono con voi per aiutarvi con il mio amore, preghiera ed esempio a diventare seme di ciò che avverrà, un seme che si svilupperà in un forte albero ed estenderà i suoi rami nel mondo intero, diceva la Madonna a Medjugorje il 2 dicembre scorso in un messaggio alla veggente Mirjana.

Qualcosa di importante ci attende nel futuro, qualcosa che avverrà, ma che potrà attuarsi solo se anche noi partecipiamo all’opera di Dio, sembra dirci Maria. E per capire cosa dovrà accadere non dobbiamo ricorrere alle arti divinatorie di chissà quale chiromante, ma soltanto guardarci dentro, nel profondo, dove sono già presenti tutti gli elementi futuri, già delineati, in trepida attesa di iniziare il loro percorso di sviluppo per realizzare quello che Maria ci annuncia. Se accettiamo l’invito e ci immergiamo nelle profondità del nostro spirito, di certo riusciremo a comprendere.

La Madre stessa ci guiderà, se lo vogliamo, per mostrarci quello che sicuramente troveremo nel fondo della nostra anima: l’immagine di Dio impressa in noi, Dio-amore, purissimo e perfetto. Un amore che però per crescere ed espandersi fino ai confini della terra come un forte albero, aspetta di essere liberato dalla prigione del nostro egoismo, dalle sbarre dei nostri ripiegamenti su noi stessi, delle nostre omissioni generate dall’indifferenza, dalla superficialità, spesso dalla paura. L’amore di Dio è completo dentro di noi, c’è già tutto, ma noi lo costringiamo a “dormire”, come un seme che non trova le giuste condizioni per germinare in piena libertà. “Per divenire seme di ciò che avverrà, seme dell’amore, pregate il Padre che vi perdoni le omissioni finora compiute. Figli miei, solo un cuore puro, non appesantito dal peccato può aprirsi e solo occhi sinceri possono vedere la via per la quale desidero condurvi. Quando comprenderete questo, comprenderete l’amore di Dio ed esso vi verrà donato. Allora voi lo donerete agli altri come seme d’amore…” (2 dicembre).

Un cuore pulito, aperto, occhi sinceri che sanno riconoscere la via da percorrere… Queste sono le condizioni propizie perché il seme si risvegli. E il terreno buono che lo deve nutrire  sarà un’anima capace di combattere dentro di sé il male e le sue radici dannose che generano continuamente peccato: “Figli miei, vi invito a rinnovare il vostro pensiero, il vostro essere, il vostro agire, il vostro parlare. Desidero che immergiate in me tutto il vostro essere affinché sia completamente rinnovato. Allora, dal vostro essere puro nascerà l’agire puro: tutto quello che farete,  attraverso i pensieri, le parole e le opere, sarà un vero canto di lode a Dio” (Maria SS.ma a Stefania Caterina, 8 dicembre).

Un canto di lode all’Amore, che così finalmente potrà rompere dentro di noi l’involucro che lo racchiude, per librarsi con lievità e forza fino a raggiungere chi ancora attende l’annuncio del Verbo che si è fatto carne: di Gesù Cristo, uomo della terra e Dio di tutto l’universo.

La Vergine è con noi. Ci aiuta con il suo esempio, ci nutre con la sua preghiera, ci protegge con il suo amore. Proprio come avviene in natura per un seme. Non potrà che essere presto primavera. E poi verrà l’estate, con i suoi frutti di salvezza. Un forte albero estenderà i suoi rami nel mondo intero e lo «coprirà con la sua ombra» perché sia concepito in ogni uomo di buona volontà il Figlio dell’Altissimo, come accadde a Maria. È una promessa, è cosa certa. E sarà sarà rinnovata la faccia della terra!  

“Figli miei vi benedico affinché abbiate la forza, il coraggio e la tenerezza per affrontare tutti gli avvenimenti che vi attendono. Non abbiate paura! Non vi annuncio catastrofi o fatti terribili, ma cose grandiose. Ripeto a voi ciò che ho detto per me stessa: grandi cose farà in voi l’Onnipotente, se sarete uniti a lui attraverso il mio Cuore, e se sarete capaci di accogliere la sua potenza e la sua luce”. (Maria SS.ma a Stefania Caterina, 8 dicembre 2011) 

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