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Archive for the ‘Kresimir Busic’ Category

di p. Kresimir Busic

Se con la mente ripercorriamo i diversi passaggi biblici che hanno scandito il Tempo di Natale, possiamo facilmente notare la forte e costante iniziativa di Dio.

Innanzitutto il Signore manda l’arcangelo Gabriele a Maria Santissima; poi rivela a Giuseppe la presenza del Messia nel grembo della sua sposa. Attraverso il suo messaggero, Dio profetizza a Zaccaria la nascita di Giovanni, mentre Elisabetta, per rivelazione personale, adora il bambino nel grembo di sua cugina Maria. Gli angeli invitano i pastori ad adorare il Salvatore appena nato. I Magi, grazie ad una guida sopranaturale, giungono a Betlemme e, dopo essere stati avvertiti in sogno da Dio, al ritorno cambiano strada per non mettere in pericolo la vita del piccolo Re. Giuseppe, dopo essere stato svegliato dalla mano di Dio e avvertito di prendere la moglie e il figlio e di andare in Egitto, viene anche informato sulla fine terrena di Erode e chiamato a ritornare in patria. Il vecchio Simeone, infine, viene ricolmato dallo Spirito Santo nel momento in cui la Sacra Famiglia faceva il suo ingresso nel tempio…

Non mi soffermo sulla storicità di questi fatti. Desidero piuttosto evidenziare la perfetta guida di Dio nella vita degli uomini che lo amano, come mostrano gli eventi appena elencati, dove è più difficile non riconoscere l’iniziativa di Dio che non il contrario.

Purtroppo però, noi spesso siamo ripiegati su noi stessi e difficilmente sperimentiamo la verità indiscutibile della perfetta guida del Signore nella nostra stessa vita. Facciamo invece molto affidamento sull’espressione: “Aiutati che Dio ti aiuta…” – un modo di dire utile a sostenere quello che spetta fare a noi, attraverso quei doni che abbiamo fin dalla nascita – ma che non è sufficiente in quelle situazioni in cui il nostro passo deve assolutamente seguire il passo di Dio.

È quello che si è verificato anche nella vita di san Giuseppe. Egli, che era il meglio che Dio potesse trovare sulla terra per svolgere il compito di padre putativo di Gesù, a un certo punto si è trovato a riflettere da solo su come risolvere la situazione causata dalla gravidanza insolita della sua sposa. L’unica soluzione saggia che avesse potuto trovare era una via di mezzo tra la severa legge mosaica e la propria giustizia: licenziarla in segreto.

Pur essendo un uomo buono come nessun altro nell’Israele di quel tempo, anche lui si è trovato ad attraversare la notte buia della Passione per essere in grado di riconoscere che solo Dio è giusto (quanto più è grande il compito affidato ad un’anima, tanto più questa deve essere umile e pulita!). E nonostante il cammino di fede percorso fino a quel momento, il Signore ha dovuto sottoporlo ad una prova superiore alle sue capacità di capire, di pensare, di agire, perché imparasse, attraverso quell’esperienza dolorosa, qualcosa di nuovo: cedere il passo a Dio e lasciare fare a Lui.

In pochissimi istanti tutta l’esistenza di Giuseppe è cambiata: un capovolgimento in tutti i sensi! Poco prima, vedendo la propria sposa incinta, si sentiva crollare tutto il mondo addosso: era deluso da lei, avvertiva il peso della delusione dei parenti, della futura umiliazione da parte dei compaesani… In Maria vedeva semplicemente l’opera del peccato. Pensava quindi di riparare il danno come poteva, con le sole proprie forze.

Ma in quella lotta interiore, nel momento disperato della riflessione, Dio interviene: «Giuseppe, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore» (Mt 1,20ss).

In Giuseppe tutto è capovolto: da un evento che poco prima credeva opera del peccato, passa alla rivelazione che proprio quell’evento è l’Opera santa di Dio e che il Signore lo aveva trovato degno di questo compito. Aveva toccato il fondo dell’umiliazione e della sofferenza affrontando una lotta immane, che lo aveva purificato negli strati più profondi del suo essere, ma ora: “Non temere tutto è guidato da Dio, è maturato il tempo per il Salvatore, per il Messia!”.

Quale gioia, quale trasformazione, quale esperienza dell’iniziativa di Dio! Per Giuseppe da questo momento, Dio non è più nel tempio o in Gerusalemme; per lui si è aperta una dimensione completamente nuova: Dio è con lui. Dio è nella sua sposa, nella sua casa e a lui è stato affidato il Figlio di Dio, per custodirlo e farlo crescere.

Dall’esperienza vissuta, il santo Giuseppe ha imparato una lezione che varrà per tutta la vita.

Questa esperienza lo cambia definitivamente e d’ora in poi egli seguirà il passo di Dio insieme alla sua sposa.

È un esempio vivo quello di san Giuseppe, valido per tutti gli uomini di ogni generazione, che ci fa comprendere come arrivare a quella dimensione interiore dove è Dio a guidare la nostra vita, secondo i suoi piani di salvezza.

Credo che stia maturando il tempo, ed è questo, che le persone dovrebbero permettere sempre di più questa guida di Dio, vivere alla scuola dello Spirito Santo, diversamente saranno sempre di più in balia della confusione che oggi regna un po’ ovunque.

«Solo in Dio riposa l’anima mia», dice il salmista. Io potrei aggiungere: “Solo Tu, Signore, istruisci l’anima ad amare come ami Tu. Solo Tu fai riscoprire la legge della vita iscritta nei nostri cuori. Fa’ che anche noi come san Giuseppe, sappiamo lasciarti spazio per la tua azione affinché si compiano in noi tutte le tue promesse. Fa’ che sperimentiamo sempre più un abbandono profondo e l’offerta che ci eleva alla dignità dei tuoi figli. Donaci la capacità interiore di leggere nella tua luce i segni del nostro tempo e fa’che riscopriamo una volta per sempre, la nostra identità e la missione che ne consegue”.

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All’inizio di questo nuovo anno
elevo la mia preghiera a Dio Onnipotente,
affinché accenda quel fuoco che Gesù ha portato sulla terra
e che mai come ora ha bisogno di ardere.
Quel fuoco soprannaturale bruci tutti i nostri egoismi,
le “guerre sante” e le divisioni.
Scenda, Signore, dal tuo trono santo
quella fiamma capace di consumare i nostri peccati,
le paure, le indifferenze, la morte spirituale.
Benedici il tuo popolo in questo tempo di prova per l’umanità
ma anche tempo che offre una grande occasione
per fare un vero e proprio balzo verso una fede rinnovata e pura.
Benedici e proteggi ogni membro del tuo Corpo Mistico.
Benedici e sostieni tutti gli strumenti di grazia
che Tu hai preparato in questi nostri giorni,
affinché siano sempre fedeli e in perfetta obbedienza a Te.
Benedici i tuoi angeli, nostri fedeli compagni,
affinché in questa fase storica si manifestino con potenza
e svolgano la loro missione con determinazione
per il bene di tutto l’universo.
O Padre santo,Tu che sei la Fonte della vita,
assisti e proteggi ogni forma di vita esistente e nascente,
affinché tutto sia avvolto nel tuo manto di luce
e il nemico della vita non possa più a nuocere alle tue creature.
Benedici i malati nel corpo, così che nella loro malattia
possano offrire un sacrificio a Te
e accogliere la propria croce guardando a tuo Figlio.
Si realizzino in loro tutte le tue promesse.
Benedici tutti gli embrioni abbandonati e congelati.
Benedici i malati di mente, affinché la loro umiliazione
non si perda nelle mani di satana,
ma diventi un’arma potente della tua gloria.
Benedici i bambini abortiti,
affinché sia per loro un anno di perdono dei propri genitori
in aiuto alla loro conversione interiore.
Padre buono, ti prego,
accendi con il fuoco del tuo Spirito la vera libertà nei figli tuoi.
Accendi nel nostro cuore il desiderio di amarti sopra ogni cosa.
Accendi la nostra mente, l’anima e lo spirito
per riuscire a vivere con gli altri nel rispetto,
con riconoscenza, stima ed amore.
Accompagna il cammino del tuo popolo
in quest’anno che sta per iniziare,
affinché si possa elevare in quella dimensione spirituale
dove regna l’armonia di tutte le virtù.
Con la tua santa benedizione rendici capaci di leggere
e di accogliere i segni dei tempi,
per poter essere partecipi del tuo progetto di salvezza,
affinché il popolo cresca nella maggior conoscenza di Te e della tua grazia.
Benedici tutte le cose visibili e invisibili
affinché siano svelati i tuoi disegni di amore.
Infine ti preghiamo, benedici i nostri cari defunti
e tutti coloro che nel purgatorio sono dimenticati,
affinché la grazia di questa benedizione li raggiunga,
li smuova dalle loro anemie spirituali
e li spinga verso la patria beata in cielo. AMEN!

Benedizione, potenza di vita

Nei libri sacri dell’Antico e del Nuovo Testamento spesso ci viene offerta una verità indiscutibile ed inconfutabile: che Dio in diverse occasioni e in molti modi interviene nella storia umana in modo soprannaturale.
Senza il suo intervento straordinario per noi sarebbe impossibile arrivare alla trasformazione completa e all’integrità di vita.
Senza l’intervento di Dio, Maria di Nazareth non avrebbe mai concepito il Figlio. San Giuseppe, pur con tutta la sua giustizia e rettitudine umana, senza l’aiuto di Dio non sarebbe stato in grado di accogliere Maria gravida di Gesù. E senza l’azione potente e straordinaria dello Spirito Santo, Elisabetta non sarebbe divenuta madre in “tarda età”.
Senza l’aiuto dall’alto, il vecchio Simeone non sarebbe stato in grado di cogliere l’evento della visita della Sacra famiglia al tempio. San Paolo con il suo zelo religioso poteva esercitare perfettamente la legge mosaica e la sua giustizia, ma solo con una potente e violenta azione divina è riuscito a comprendere la grandezza del Mistero di Dio rivelatosi in Cristo. E anche la prima comunità cristiana, pur essendo già una Chiesa ricca di esperienze, senza la discesa dello Spirito Santo sarebbe andata allo sbando.
La Bibbia è piena di questi interventi soprannaturali, come lo è anche la storia e l’esperienza cristiana lungo i secoli.
Oggi come allora abbiamo un bisogno enorme dell’intervento di Dio, perché da soli, con tutti i nostri buoni propositi, non siamo in grado di superare le divisioni spirituali, quelle religiose o di mentalità. Crediamo nello stesso Dio, crediamo nel suo Figlio Gesù, leggiamo lo stesso vangelo, spesso condividiamo le stesse strade e le esperienze di fede, ma non riusciremo mai a realizzare una comunione profonda senza una forte e salutare azione di Dio.
Uno degli interventi attraverso i quali Dio si esprime in modo potente è certamente la benedizione. Perché la benedizione non è altro che la vita di Dio che si trasmette. Benedire significa comunicare la luce divina, la pace, la protezione, la forza del suo amore e, di conseguenza, significa lottare contro il male, allontanarlo, perché satana fugge quando incontra la luce, la pace e l’amore del Signore. Per questo, all’alba del 2012, invoco sull’umanità e sull’intero universo la santa e potente benedizione del Signore.

p. Kresimir Busic

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 di p. Kresimir Busic

Il Natale è in modo particolare la festa di Maria. Lei ha accolto Gesù, Lei lo ha portato nel grembo e lo ha adorato quando il mondo non sapeva ancora che fosse nato il Salvatore. Portando dentro di sé la vita di Dio, Maria annunziava la venuta del Messia quando gli uomini erano totalmente ignari che la salvezza era prossima ad arrivare. Lo annunciava non con le parole, ma nell’anima e con l’anima, pregando che il suo Gesù venisse accolto. E questa dovrebbe essere anche la nostra missione: portare Gesù in noi, lasciarlo vivere, adorarlo e con la nostra vita e la preghiera, annunciare la sua nascita e la sua venuta.

Oggi sono ancora tanti gli uomini e le donne che non sanno neanche che Gesù è nato. Molti conoscono la sua storia, ma non sanno che la sua nascita non è solamente un avvenimento del passato e non sanno che in ogni Natale si rinnovano tutte le grazie donate all’umanità al momento della sua nascita. Ogni cristiano dovrebbe realmente mostrare che Dio abita nel cuore umano, in un cuore che lo accoglie liberamente e gioiosamente. Accogliere Gesù come Salvatore vuol dire essere disposti ad accogliere una vita nuova, perché ogni sua venuta porta sempre con sé una novità.

Se vogliamo sperimentare la grazia del Natale, guardare Maria ci aiuta a capire che dobbiamo imparare da Lei come portare, annunciare e donare Gesù a tutto l’universo. Siamo consapevoli che si può donare solo ciò che si possiede. Per questo, prima di ogni altra cosa, dobbiamo preoccuparci di accogliere Gesù dentro di noi, di fonderci con Lui fino a sentire il palpito del suo cuore. Ma per fare questo bisogna fare piazza pulita. Purificare i sentimenti e gli interessi, eliminare le ambiguità e ogni tipo di furbizia. Il nostro io dovrebbe essere pulito e silenzioso affinché la vita di Dio si possa manifestare. Soltanto in un silenzio profondo Dio si comunica all’anima, solo nel silenzio puro può svilupparsi il seme divino. Il senso della grotta di Betlemme non è soltanto un’espressione di povertà, ma è soprattutto una profonda esperienza dell’intimità con Dio presente nella nostra storia. Nella grotta di Betlemme era assente la curiosità umana, non c’era rumore, confusione né disturbo esterno. C’era silenzio, intimità e beatitudine nell’attesa dell’incontro con Dio.

La pedagogia del Signore è stupenda. Dio si fa bambino non per essere adorato e temuto, ma abbracciato, baciato e tenuto in braccio. Non è un privilegio di Maria e Giuseppe. Quello che è stato dato loro di vivere è la realtà di come Dio vuole donarsi ad ogni uomo di buona volontà. Tuttavia qualcuno potrebbe obiettare: “Non sono degno, sono un peccatore…”. Ma questa sensazione è solo il primo passo, che presto sarà seguita dalle braccia tese per ricevere Dio nel proprio cuore.

Maria non poteva sentirsi appagata solo attraverso delle manifestazioni fisiche di tenerezza verso Gesù. Il bacio delle labbra doveva scendere nel profondo del suo cuore per accenderlo, rafforzarlo e divinizzarlo. E attraverso questo amore che Maria aveva per Dio, era da Lui riempita di un potere sovrumano, che non ha niente di miracolistico, ma è il potere di perdonare e di amare come Dio ama e perdona. Il vero potere, infatti, non è dominare gli altri, ma perdonare i peccati e amare il prossimo: l’arte più difficile del mondo!

Se accogliessimo Gesù come lo ha accolto Maria, come sarebbe diverso il nostro Natale! Quanta pace scenderebbe nelle nostre anime! Come si riscalderebbe il nostro spirito! In questo giorno di grazia non soffriremmo più la solitudine o il vuoto interiore, al contrario nascerebbe un bisogno profondo di avere uno spazio silenzioso, solitario, per poter stare con Gesù, per sentirlo vicino, per respirare la sua vita. L’anima sentirebbe particolarmente il bisogno di stare con il Signore, di adorarlo, di amarlo, di essere unita a Lui. In questo giorno scorrerebbe dentro di noi una preghiera di abbandono, di riposo e di pace divina. Impareremmo una preghiera di sguardo, senza parole; una preghiera di elevazione nella grazia purissima, staccati da tutto ciò che è basso e spregevole. Il nostro essere avvertirebbe la leggerezza delle presenza di Dio. E in noi crescerebbero tutti i frutti dello Spirito Santo che questo santo giorno emana e trasmette alla creazione.

Sono convinto che ogni uomo di buona volontà e di buon senso può facilmente raggiungere questa dimensione di preghiera elevata. Dio a Maria ha chiesto soltanto una piccola e semplice parola. E Lei l’ha pronunciata. E’ quella parola chiave che apre tutte le porte del Mistero di Dio: “Sì!”. Sì, lo voglio! Sì, eccomi! Sì, sia fatta la tua volontà! Da questa parola così semplice ed innocente, si decide tutto il nostro benessere o, al contrario, il nostro malessere.

In questa luce, in questo santo Natale, desidero augurare a tutti tanta pace e libertà nel cuore, per pronunciare con maggior gioia queste due lettere come risposta all’amore di Dio, e così sentire nella profondità del proprio essere la vera rinascita in Cristo.

Mentre il silenzio fasciava la terra
e la notte era a metà del suo corso,
tu sei disceso, o Verbo di Dio,
in solitudine e più alto silenzio.

             

La creazione ti grida in silenzio,
la profezia da sempre ti annuncia,
ma il mistero ha ora una voce,
al tuo vagito il silenzio è più fondo.

E pure noi facciamo silenzio,
più che parole il silenzio lo canti,
il cuore ascolti quest’unico Verbo
che ora parla con voce di uomo.

A te, Gesù meraviglia del mondo,
Dio che vivi nel cuore dell’uomo,
Dio nascosto in carne mortale,
a te l’amore che canta in silenzio.
(David Maria Turoldo)

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di p. Kresimir Busic

Iniziare una nuova tappa del nostro cammino spirituale con l’Immacolata non è soltanto un gesto simbolico, ma vuole essere un inizio reale e consapevole del momento storico e della grazia che il Signore ci dona per affrontare le battaglie spirituali del nostro tempo. La bellezza del cammino spirituale sta nella dinamicità, nel continuo salire verso le nuove vette della conoscenza dell’amore di Dio. Il Cristianesimo non si lascia catalogare in formule o concetti perché innanzitutto è dono, presenza, esperienza, in poche parole è vita. Se è vita, allora non può fermarsi. La vita non ha termine, la vita conosce diverse fasi, passaggi, sviluppi e maturazioni, ma non avrà mai fine.

Per san Paolo il Cristianesimo è vita in Cristo e vita nello Spirito. La lettera agli Ebrei ci parla di una vita cristiana come di una peregrinazione con l’esigenza di un culto spirituale purificato. Per l’evangelista Giovanni invece, il Cristianesimo è l’ingresso nella vita eterna, offerta a chi si fa discepolo di Gesù Cristo mediante la fede e l’impegno a vivere la comunione.

Maria, modello di perfezione

Tutte queste visioni bibliche ci dicono un’unica verità: che il Cristianesimo è un movimento spirituale continuo, una dinamica che non si ferma mai, un’offerta viva che si perpetua nel tempo. Di questa grazia il testimone per eccellenza è Maria Santissima. Durante tutta la sua esistenza terrena la vita divina in lei era sempre viva. Colei che è immune di ogni macchia del peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento è dunque il nostro modello di fede. Noi, però, non siamo chiamati ad imitare la Vergine Maria, ma ad assimilare il suo comportamento in ogni circostanza poiché lei ha percorso il cammino di un’offerta libera e completa, ha compiuto un cammino di fede che ha conosciuto difficoltà, prove, passaggi verso livelli più maturi… In lei, come riporta simbolicamente il libro dell’Apocalisse, è avvenuto quel parto doloroso che ogni cristiano dovrebbe vivere per passare da una conoscenza iniziale ad una più profonda esperienza di Cristo. La Madonna è l’esempio eccellente dell’offerta vissuta come passaggio, che è il vero significato dell’offerta.

Armonia in Cristo

Ogni uomo attraversa continuamente diverse fasi sulla terra: fa esperienze utili, conquista molto sapere, può acquisire una solida maturità umana, imparare tante cose dalla vita, ma se in tutto questo manca una forte adesione a Cristo, l’uomo rimarrà sempre nell’oscurità interiore e privo della luce divina, non potrà mai raggiungere la sua vera identità e capire il senso più profondo del suo esistere sulla terra, e tanto meno cogliere la missione iscritta nel suo essere. 

Il nostro sviluppo dovrebbe ricevere l’alito dello Spirito Santo. La crescita umana e quella spirituale dovrebbero essere in armonia per poter arrivare all’originalità e alla maturità in Cristo. E di questa armonizzazione ha parlato Gesù nel messaggio sulle dimensioni della vita, nel libro “Verso la nuova creazione” (Vol. II): “La vita dell’uomo nasce, si sviluppa e giunge a maturazione in un contesto preciso, cioè in una dimensione che si compone di tre elementi fondamentali di tempo, spazio e spirito. L’aspetto temporale, spaziale e spirituale si armonizzano fino a formare la dimensione, quell’immaginario grembo in cui si sviluppa la vita. È lo spirito che avvolge ogni dimensione”. Quindi non è sufficiente soltanto l’aspetto temporale e spaziale, ma tutto deve essere penetrato dallo Spirito per avere uno sviluppo armonioso. In quest’ottica direi che la vita offerta è la capacità interiore di entrare nel vortice dell’amore di Dio che armonizza la mia vita, la plasma, la eleva in quella dimensione dove si pregustano i frutti del Regno di Dio.

Tre gradi e tre vie

I maestri spirituali e i Padri della Chiesa per descrivere il dinamismo nella crescita spirituale parlavano di gradi, di una progressione nella grazia di Dio: un processo che avviene in modo impercettibile ma che si può facilmente individuare attraverso dei segni esteriori; un’evoluzione che si manifesta nell’agire, nei desideri e negli sforzi. Gli studiosi di allora avevano focalizzato tre gradi principali – come ci fa notare san Tommaso d’Aquino – per cui ogni cosa ha un inizio, uno stadio intermedio e una fine.

Un’altra tesi identificava questi tre gradi con delle tipologie di persone: i principianti, i progrediti e i perfetti; i primi sono coloro che vivono nel timore di Dio, poi vengono quelli che sperano e infine quelli che amano. Il timore di Dio è il motivo principale nella vita spirituale dei principianti. I più progrediti sperano nelle ricompense. I perfetti vivono, prevalentemente, esercitandosi nell’amore di Dio.


Anche sant’Ignazio di Loyola ha impostato i suoi “Esercizi spirituali” su una progressione ma al posto dell’immagine dei tre gradi usa quella di tre vie: la via purgativa, la via illuminativa e la via unitiva.


Ritengo che quest’immagine finale sia più attuale e reale. Tutti gli uomini, infatti, in ogni fase del proprio cammino e in ogni dimensione della propria esistenza vivono dei passaggi. Mi sembra, quindi, che il concetto di via esprima in modo più chiaro il dinamismo dell’offerta. Ogni giorno devo decidermi per essere purificato nella verità dello Spirito Santo, illuminato da Lui per potermi unire profondamente a Cristo e a Dio Padre. Sono dei passaggi che l’anima deve compiere continuamente fino a raggiungere lo stato perfetto di creatura nuova, quella condizione in cui si vive l’unione completa con Dio nell’amore, come è accaduto alla Vergine Maria quando fu attirata con l’anima e il corpo nella Santissima Trinità.

 Il passaggio dinamico dell’offerta

Oggi comprendo meglio che l’offerta della vita a Gesù attraverso Maria è sempre un passaggio dinamico, un abbandono alla sapienza divina, affinché essa ci guidi oltre tutto quello che la logica e la stessa sapienza di Dio ci possono dare. Se la mia decisione e il mio abbandono a Dio sono limpidi, mi porteranno sicuramente all’elevazione o all’unione con Dio.

Confesso che nel passato la mia adesione a Cristo era spesso contrassegnata dalla rigidezza di voler in ogni modo convincere chi mi ascoltava. Oggi mi sembra di vivere in modo nuovo e più sereno il mio approccio con gli altri e la mia testimonianza. Di questo mi rallegro, e il pensiero che Gesù non ha lavorato invano dentro di me mi dona tanta speranza e pace. Nello stesso tempo sento che si risveglia in me un desiderio sempre più profondo di unirmi al Signore. Inoltre, ho anche l’impressione di riuscire a leggere meglio i segni che confermano la cura e l’amore di Dio nei miei e nei nostri confronti.

Mi ha sempre attirato la fortezza e la tenerezza di Maria Santissima, forte e irremovibile nella sua decisione per Dio e contemporaneamente tenera verso i suoi simili. In Lei la fortezza non è durezza ma stabilità di donna redenta. Sono certo che solamente con Lei posso percorrere il cammino dell’offerta, perché Maria ha superato ogni barriera ed ogni ostacolo.

L’annuncio del ritorno di Cristo

In questa luce vorrei gettare uno sguardo sul tempo che stiamo vivendo, attraverso la Parola che Dio ci dona nella Liturgia. Ascoltiamo in questi giorni di Avvento delle bellissime profezie. Domenica scorsa (II dom. avv., anno B) san Pietro ci diceva: «Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli spariranno in un grande boato, gli elementi consumati dal calore si dissolveranno e la terra con tutte le sue sarà distrutta» (2Pt 3,10). Ci domandiamo, che valore e che peso dare a queste parole? Sono da relativizzare, da considerare solo come una simbologia oppure accadrà così come è descritto? Come dare una giusta interpretazione a questi eventi?

Evidentemente dare una risposta esauriente è impossibile, perché Gesù stesso dice che neanche Lui sa quando ciò accadrà. Tuttavia egli ci invita ad essere vigilanti ed attenti nel leggere i segni. In qualche maniera, allora, questa indicazione è già una risposta. Non dobbiamo né relativizzare né parlare a vanvera sul giorno della sua Parusia (il ritorno di Cristo), ma bisogna essere pronti. Un’indicazione più che sufficiente.

Leggere i segni

Gesù ci spiega che esiste una Parusia soggettiva e personale alla quale siamo chiamati a partecipare, come ho già accennato parlando dell’offerta, e in questa noi possiamo capire i segni del tempo che preparano anche alla Parusia gloriosa e definitiva, quando sarà ricapitolato tutto in Cristo. Quando in un’anima manca l’equilibrio che nasce dalla santità di vita, facilmente cade in interpretazioni sbagliate, che poi generano paura o fanatismo.

Ma Gesù non ha detto che solo alcuni capiranno i segni e che poi lo diranno agli altri. Gesù ha parlato a tutti. Dovremmo quindi essere tutti in grado di vedere e di capire i segni dei tempi. In questo modo non temeremo più altri modi di interpretare la stessa cosa.

Il problema dei cristiani è che spesso e volentieri delegano ad altri il compito di comprendere e di spiegare le cose che riguardano Dio. Al contrario uno dei segni chiari del nostro tempo è che ogni uomo dovrebbe essere partecipe della grazia di Dio secondo la missione e i doni che gli sono propri, ma sempre nello stesso Spirito.

Il vero problema non è la Parusia, gli eventi che riguardano la fine del mondo, ma la nostra scarsa adesione al progetto di Dio. Quando Gesù è salito al cielo i discepoli tenevano fisso lo sguardo su di Lui senza paura; forse solo con tristezza perché il Maestro se ne andava. Anche noi oggi dovremmo avere la stessa intensità nello sguardo dell’anima per vedere il Signore della gloria che viene. In noi dovrebbe vibrare una preghiera costante: Maranatha! Vieni, Signore Gesù! Allora nella nostra anima non ci sarà più posto per la paura di catastrofi o cose simili, ma ci sarà soltanto la gioia di incontrare l’amato.

Cosa avverrà alla fine dei tempi?

San Pietro parla che i cieli passeranno con fragore e che gli elementi si dissolveranno nel calore… Questa descrizione della fine del mondo fa anche pensare a quella che prospettano gli scienziati moderni, soltanto che questi prevedono “una fine per freddo piuttosto che per caldo. Loro immaginano che si raffredderà la terra e gli altri pianeti, si raffredderanno il sole e le altre stelle, si raffredderà ogni cosa… Diminuirà la luce e aumenteranno nell’universo i buchi neri… Sarà allora il Big Crunch, una grande implosione, e tutto ritornerà al vuoto e al silenzio che precedette la grande esplosione, o Big Bang di miliardi di anni fa”.

Certamente si tratta di ipotesi. Nessuno sa cosa realmente avverrà. Ma personalmente penso che in questo presupposto scientifico ci sia qualcosa di interessante e di vero. Mi riferisco soprattutto alla fine del Male.

Un brano del libro “Oltre la Grande Barriera” riporta una descrizione che, in qualche maniera, completa quella degli scienziati: “Cosa resterà sotto la grande barriera del cielo? Rimarrà il nulla cosmico! Il nulla cosmico rimarrà in quella dimensione dove non esiste l’amore di Dio, e quindi non esiste la vita. Demoni e dannati si sono sottratti volontariamente all’amore di Dio, essi perciò vivono nel nulla, e sperimentano in sé soltanto il vuoto. Alla fine dei tempi, l’inferno sarà definitivamente staccato dalla creazione. La conoscenza che i demoni possiedono verrà ritirata da Dio, allora Lucifero e i demoni regrediranno. Privati della conoscenza e del potere che ne deriva, Lucifero e i suoi saranno definitivamente abbandonati al di sotto della Grande Barriera del cielo, e saranno davvero un nulla.

Sicuramente si tratta sempre di immagini e di simboli, che tuttavia si avvicinano molto alle realtà ultime. In qualche modo sono dei tentativi scientifici e spirituali da prendere in considerazione e con rispetto, perché possono essere sempre dei mezzi che il Signore ci dona in vista della sua venuta gloriosa.

Un passaggio dalla vita alla Vita

Come conclusione di questa mia riflessione, vorrei condividere un’esperienza vissuta ultimamente e che in qualche maniera abbraccia tutto quello che ho detto finora. Riguarda una carissima amica e sorella nel cammino, deceduta alcuni giorni fa all’età di 46 anni. Tutto si è svolto nell’arco di un mese. I primi dolori alla schiena, poi il ricovero, l’intervento, la diagnosi del tumore maligno ai polmoni; la prima e unica chemioterapia e infine la morte. Al funerale erano presenti moltissime persone e soprattutto ragazzi (che lei preparava alla cresima) e bambini, compagni dei suoi figli. Molto il dolore, ma era un dolore naturale, sano. C’era l’amore e c’era il passaggio alla vita eterna. La morte e la disperazione non c’erano. La morte in quella Messa di funerale era assente. 

Non avevo mai sperimentato una cosa del genere. Si avvertiva la grazia dell’amore puro e della fede viva di quella donna. C’erano un’armonia e un rispetto tra la gente che lasciava stupiti. I ragazzi erano seduti nel presbiterio, per terra, attorno all’altare. Nonostante fossero tantissimi i bambini presenti non c’era neanche la minima confusione. Ho assaporato cosa significa essere un popolo unito. Tutto era al proprio posto. Almeno per qualche momento erano scomparse le divisioni, i livelli e i gradi; al centro c’erano solo la fede e l’amore di questa sorella verso Dio, che il sacerdote con le lacrime, e a volte tra i singhiozzi, continuamente sottolineava.

Questa donna ha vissuto per Dio e nella sua originalità ha cercato di trasmettere questo amore agli altri. Lei si è preparata alla sua Parusia personale non soltanto in un mese di malattia (quella sarebbe la preparazione nel timore). La sofferenza fisica è stata soltanto il perfezionamento della sua offerta a Dio, che lei aveva cominciato a vivere fin da piccola e che man mano si è andata sviluppando lungo tutta la sua vita. A suo marito aveva detto: “Affrontiamo anche la chemioterapia, ma se la cosa non andrà a buon fine io mi sento pronta di andare al mio Signore”. L’agonia delle ultime ore si è trasformata in uno sguardo beato di qualcosa o di qualcuno, e si è addormentata con il sorriso sulle labbra.

Mi sono detto: quanta fatica, quante energie spendiamo inutilmente, invece di indirizzare tutto verso il nostro Signore. Beati coloro che hanno scoperto il segreto di vivere l’offerta nell’amore, e solo nell’amore! Se perseverano, si spalancheranno per loro le porte della conoscenza di Dio già qui sulla terra e quando arriverà il momento della fine del mondo personale, niente farà loro del male, la seconda morte non li toccherà.

Ho iniziato questa riflessione parlando di una nuova tappa del cammino spirituale, una nuova partenza, consapevoli del momento storico e della grazia che ci viene data. Nella testimonianza che ho appena riportato intravedo un nuovo passo che consiste nell’accogliere tutto ciò che ci capita nella vita, tutte le situazione piacevoli o sgradevoli, come occasioni di crescita nell’amore verso Dio. Ho sperimentato che ogni volta in cui ho affrontato interiormente le situazioni difficili con l’abbandono e l’offerta viva, il Signore mi ha sempre dato con il suo tocco di amore la conferma che sono sulla strada giusta. Solo la croce portata con amore ha il potere di farci capire il Mistero di Cristo ed elevarci nelle dimensioni sempre più alte dove regna il perdono, l’amore e la fiducia nella guida del Signore. Ed è questo per me oggi il vero significato della vita offerta a Dio attraverso la Vergine Immacolata.

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