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Archive for aprile 2012

di Stefania Consoli

Gerusalemme, la Santa Città di Davide, ha aperto le sue porte. Il percorso attraverso la Quaresima è compiuto. Il deserto è già alle nostre spalle. Ci è stata data grazia in abbondanza. Grazia di verità su noi stessi. Grazia di intelligenza dei misteri di Dio. Grazia di luce, per individuare in noi quello doveva essere corretto o eliminato.

Il Maestro ora sale con determinazione verso il luogo in cui “consumerà la sua Pasqua”: l’uliveto nel Getsemani, il Golgota, il sepolcro che lo conterrà per poco, prima di essere scardinato dalla potenza incredibile della Resurrezione. E con lui anche le nostre tombe.

Cristo ha ubbidito al Padre in questo tempo. Nel deserto che siamo riusciti a offrirgli dentro di noi ha combattuto il Tentatore, ha digiunato dagli eccessi che lo avrebbero distratto, ha pregato e si è preparato a compiere l’atto finale,  faccia a faccia con la morte, per abbatterla. Definitivamente.

Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi, porte antiche, ed entri il re della gloria» (Salmo 23). Ora è il tempo di aprire le porte del nostro santuario interiore, il nostro spirito, la nostra parte più intima, dove Gesù vivrà il gesto più alto dell’amore: «Dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). Il suo ingresso, si sa, è umile nonostante il clamore della folla con le palme tra le mani. Ma è anche determinato, deciso, non può voltarsi indietro: il Messia deve andare fino in fondo, perché per questo è nato. La terra attende la liberazione…

Siamo noi la terra da liberare. Noi il popolo infedele che ogni giorno, nel deserto delle nostre giornate, si costruisce idoli e amuleti da adorare. Noi il tempio da restaurare. Noi la legge da realizzare e portare a compimento. Noi i figli da redimere e riportare al Padre. Noi, nel nostro spirito, nell’anima, nel cuore. Ed anche nel corpo, avvelenato dagli effetti del Male che ci opprime…

Cristo è pronto a consumare la sua Pasqua. Affrettiamoci, dunque, ad aprire tutto quello che in noi vediamo ancora chiuso. Presto splenderà di gloria. Presto ospiterà la vita nuova, eterna, purificata e risorta.

Affrettiamoci, e l’Agnello – Sacerdote sommo – eleverà la sua offerta sull’altare della nostra vita, perché diventi sacrificio di lode, vivente, pulsante di gioia e soprattutto, gradito al Padre.

Solo questo, e nient’altro, ci può davvero donare libertà. E una gioia piena, profonda e indissolubile penetrerà il nostro spirito e ci farà fiorire, come un prato che sboccia in primavera. A tutti voi, di vero cuore, auguri di una Pasqua santa e benedetta!

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