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Archive for dicembre 2011

 di p. Kresimir Busic

Il Natale è in modo particolare la festa di Maria. Lei ha accolto Gesù, Lei lo ha portato nel grembo e lo ha adorato quando il mondo non sapeva ancora che fosse nato il Salvatore. Portando dentro di sé la vita di Dio, Maria annunziava la venuta del Messia quando gli uomini erano totalmente ignari che la salvezza era prossima ad arrivare. Lo annunciava non con le parole, ma nell’anima e con l’anima, pregando che il suo Gesù venisse accolto. E questa dovrebbe essere anche la nostra missione: portare Gesù in noi, lasciarlo vivere, adorarlo e con la nostra vita e la preghiera, annunciare la sua nascita e la sua venuta.

Oggi sono ancora tanti gli uomini e le donne che non sanno neanche che Gesù è nato. Molti conoscono la sua storia, ma non sanno che la sua nascita non è solamente un avvenimento del passato e non sanno che in ogni Natale si rinnovano tutte le grazie donate all’umanità al momento della sua nascita. Ogni cristiano dovrebbe realmente mostrare che Dio abita nel cuore umano, in un cuore che lo accoglie liberamente e gioiosamente. Accogliere Gesù come Salvatore vuol dire essere disposti ad accogliere una vita nuova, perché ogni sua venuta porta sempre con sé una novità.

Se vogliamo sperimentare la grazia del Natale, guardare Maria ci aiuta a capire che dobbiamo imparare da Lei come portare, annunciare e donare Gesù a tutto l’universo. Siamo consapevoli che si può donare solo ciò che si possiede. Per questo, prima di ogni altra cosa, dobbiamo preoccuparci di accogliere Gesù dentro di noi, di fonderci con Lui fino a sentire il palpito del suo cuore. Ma per fare questo bisogna fare piazza pulita. Purificare i sentimenti e gli interessi, eliminare le ambiguità e ogni tipo di furbizia. Il nostro io dovrebbe essere pulito e silenzioso affinché la vita di Dio si possa manifestare. Soltanto in un silenzio profondo Dio si comunica all’anima, solo nel silenzio puro può svilupparsi il seme divino. Il senso della grotta di Betlemme non è soltanto un’espressione di povertà, ma è soprattutto una profonda esperienza dell’intimità con Dio presente nella nostra storia. Nella grotta di Betlemme era assente la curiosità umana, non c’era rumore, confusione né disturbo esterno. C’era silenzio, intimità e beatitudine nell’attesa dell’incontro con Dio.

La pedagogia del Signore è stupenda. Dio si fa bambino non per essere adorato e temuto, ma abbracciato, baciato e tenuto in braccio. Non è un privilegio di Maria e Giuseppe. Quello che è stato dato loro di vivere è la realtà di come Dio vuole donarsi ad ogni uomo di buona volontà. Tuttavia qualcuno potrebbe obiettare: “Non sono degno, sono un peccatore…”. Ma questa sensazione è solo il primo passo, che presto sarà seguita dalle braccia tese per ricevere Dio nel proprio cuore.

Maria non poteva sentirsi appagata solo attraverso delle manifestazioni fisiche di tenerezza verso Gesù. Il bacio delle labbra doveva scendere nel profondo del suo cuore per accenderlo, rafforzarlo e divinizzarlo. E attraverso questo amore che Maria aveva per Dio, era da Lui riempita di un potere sovrumano, che non ha niente di miracolistico, ma è il potere di perdonare e di amare come Dio ama e perdona. Il vero potere, infatti, non è dominare gli altri, ma perdonare i peccati e amare il prossimo: l’arte più difficile del mondo!

Se accogliessimo Gesù come lo ha accolto Maria, come sarebbe diverso il nostro Natale! Quanta pace scenderebbe nelle nostre anime! Come si riscalderebbe il nostro spirito! In questo giorno di grazia non soffriremmo più la solitudine o il vuoto interiore, al contrario nascerebbe un bisogno profondo di avere uno spazio silenzioso, solitario, per poter stare con Gesù, per sentirlo vicino, per respirare la sua vita. L’anima sentirebbe particolarmente il bisogno di stare con il Signore, di adorarlo, di amarlo, di essere unita a Lui. In questo giorno scorrerebbe dentro di noi una preghiera di abbandono, di riposo e di pace divina. Impareremmo una preghiera di sguardo, senza parole; una preghiera di elevazione nella grazia purissima, staccati da tutto ciò che è basso e spregevole. Il nostro essere avvertirebbe la leggerezza delle presenza di Dio. E in noi crescerebbero tutti i frutti dello Spirito Santo che questo santo giorno emana e trasmette alla creazione.

Sono convinto che ogni uomo di buona volontà e di buon senso può facilmente raggiungere questa dimensione di preghiera elevata. Dio a Maria ha chiesto soltanto una piccola e semplice parola. E Lei l’ha pronunciata. E’ quella parola chiave che apre tutte le porte del Mistero di Dio: “Sì!”. Sì, lo voglio! Sì, eccomi! Sì, sia fatta la tua volontà! Da questa parola così semplice ed innocente, si decide tutto il nostro benessere o, al contrario, il nostro malessere.

In questa luce, in questo santo Natale, desidero augurare a tutti tanta pace e libertà nel cuore, per pronunciare con maggior gioia queste due lettere come risposta all’amore di Dio, e così sentire nella profondità del proprio essere la vera rinascita in Cristo.

Mentre il silenzio fasciava la terra
e la notte era a metà del suo corso,
tu sei disceso, o Verbo di Dio,
in solitudine e più alto silenzio.

             

La creazione ti grida in silenzio,
la profezia da sempre ti annuncia,
ma il mistero ha ora una voce,
al tuo vagito il silenzio è più fondo.

E pure noi facciamo silenzio,
più che parole il silenzio lo canti,
il cuore ascolti quest’unico Verbo
che ora parla con voce di uomo.

A te, Gesù meraviglia del mondo,
Dio che vivi nel cuore dell’uomo,
Dio nascosto in carne mortale,
a te l’amore che canta in silenzio.
(David Maria Turoldo)

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di Stefania Consoli

Piccolo. Spesso insignificante. Quasi anonimo e poco attraente. Non offre un uso immediato né soddisfa il nostro bisogno di ottenere presto un risultato. Un seme non mostra affatto il suo valore e se per caso viene buttato via, quasi non ce ne accorgiamo.

Perché allora l’immagine del seme è così ricorrente nel linguaggio spirituale, cara anche a Gesù che spesso ne fa uso nelle sue parabole? Perché invece di indicarci come modello una realtà compiuta ed eloquente, Dio ci mostra una briciola di materia, talvolta così minuta che appena si intravede?

Perché un seme contiene una promessa, un piccolo spazio di futuro. Per sua natura, infatti, un seme ha già in se stesso un programma di crescita ben ordinato e sapiente che sa farsi strada da solo, con tenacia ed incredibile potenza. Dice Gesù: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga» (Mc 26-29).

La struttura di un seme in qualche modo rivela questa realtà dinamica, ed è sorprendente pensare che nella sua parte centrale il seme contiene in miniatura un piccolo abbozzo di ciò che sarà una volta giunto a maturità.

Proviamo a guardarci dentro. Un seme è composto da tre parti: l’embrione, che come dicevamo riproduce perfettamente la struttura della pianta adulta, e in cui sono riconoscibili il futuro fusto, la radice e una o più foglie. Poi c’è il tessuto nutritivo che favorisce la crescita di tutti gli elementi; e infine delle membrane che proteggono le parti vitali del seme dall’azione degli agenti esterni, mentre lui “dorme” prima di iniziare il suo processo di sviluppo e crescita. Un seme, allora, sebbene chiuso e apparentemente secco, pulsa di vita che attende solo di esplodere in pienezza: Cari figli, come Madre sono con voi per aiutarvi con il mio amore, preghiera ed esempio a diventare seme di ciò che avverrà, un seme che si svilupperà in un forte albero ed estenderà i suoi rami nel mondo intero, diceva la Madonna a Medjugorje il 2 dicembre scorso in un messaggio alla veggente Mirjana.

Qualcosa di importante ci attende nel futuro, qualcosa che avverrà, ma che potrà attuarsi solo se anche noi partecipiamo all’opera di Dio, sembra dirci Maria. E per capire cosa dovrà accadere non dobbiamo ricorrere alle arti divinatorie di chissà quale chiromante, ma soltanto guardarci dentro, nel profondo, dove sono già presenti tutti gli elementi futuri, già delineati, in trepida attesa di iniziare il loro percorso di sviluppo per realizzare quello che Maria ci annuncia. Se accettiamo l’invito e ci immergiamo nelle profondità del nostro spirito, di certo riusciremo a comprendere.

La Madre stessa ci guiderà, se lo vogliamo, per mostrarci quello che sicuramente troveremo nel fondo della nostra anima: l’immagine di Dio impressa in noi, Dio-amore, purissimo e perfetto. Un amore che però per crescere ed espandersi fino ai confini della terra come un forte albero, aspetta di essere liberato dalla prigione del nostro egoismo, dalle sbarre dei nostri ripiegamenti su noi stessi, delle nostre omissioni generate dall’indifferenza, dalla superficialità, spesso dalla paura. L’amore di Dio è completo dentro di noi, c’è già tutto, ma noi lo costringiamo a “dormire”, come un seme che non trova le giuste condizioni per germinare in piena libertà. “Per divenire seme di ciò che avverrà, seme dell’amore, pregate il Padre che vi perdoni le omissioni finora compiute. Figli miei, solo un cuore puro, non appesantito dal peccato può aprirsi e solo occhi sinceri possono vedere la via per la quale desidero condurvi. Quando comprenderete questo, comprenderete l’amore di Dio ed esso vi verrà donato. Allora voi lo donerete agli altri come seme d’amore…” (2 dicembre).

Un cuore pulito, aperto, occhi sinceri che sanno riconoscere la via da percorrere… Queste sono le condizioni propizie perché il seme si risvegli. E il terreno buono che lo deve nutrire  sarà un’anima capace di combattere dentro di sé il male e le sue radici dannose che generano continuamente peccato: “Figli miei, vi invito a rinnovare il vostro pensiero, il vostro essere, il vostro agire, il vostro parlare. Desidero che immergiate in me tutto il vostro essere affinché sia completamente rinnovato. Allora, dal vostro essere puro nascerà l’agire puro: tutto quello che farete,  attraverso i pensieri, le parole e le opere, sarà un vero canto di lode a Dio” (Maria SS.ma a Stefania Caterina, 8 dicembre).

Un canto di lode all’Amore, che così finalmente potrà rompere dentro di noi l’involucro che lo racchiude, per librarsi con lievità e forza fino a raggiungere chi ancora attende l’annuncio del Verbo che si è fatto carne: di Gesù Cristo, uomo della terra e Dio di tutto l’universo.

La Vergine è con noi. Ci aiuta con il suo esempio, ci nutre con la sua preghiera, ci protegge con il suo amore. Proprio come avviene in natura per un seme. Non potrà che essere presto primavera. E poi verrà l’estate, con i suoi frutti di salvezza. Un forte albero estenderà i suoi rami nel mondo intero e lo «coprirà con la sua ombra» perché sia concepito in ogni uomo di buona volontà il Figlio dell’Altissimo, come accadde a Maria. È una promessa, è cosa certa. E sarà sarà rinnovata la faccia della terra!  

“Figli miei vi benedico affinché abbiate la forza, il coraggio e la tenerezza per affrontare tutti gli avvenimenti che vi attendono. Non abbiate paura! Non vi annuncio catastrofi o fatti terribili, ma cose grandiose. Ripeto a voi ciò che ho detto per me stessa: grandi cose farà in voi l’Onnipotente, se sarete uniti a lui attraverso il mio Cuore, e se sarete capaci di accogliere la sua potenza e la sua luce”. (Maria SS.ma a Stefania Caterina, 8 dicembre 2011) 

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di Lidio Piardi

In questi giorni, durante un momento di preghiera condivisa in famiglia, uno dei miei figli ha intonato un canto d’Avvento che parla di Luce.
Le parole della melodia mi hanno aiutato a comprendere quanto è gioioso questo tempo che stiamo attraversando, nell’attesa di un Dio che si fa piccolo per risollevarci e manifestare ancora una volta il suo Amore.
È un prodigio che si ripete per noi, oggi, e che ci porta dignità, possibilità di rinnovamento, capacità di relazioni pulite, interiorità. È una Luce di verità che si apre a noi, una voce che risuona nelle nostre notti e tutto questo è dono, un’iniziativa gratuita di Dio.
Siamo chiamati a “Venire alla luce”, a non porre resistenza ma a cogliere la Grazia che ci viene offerta. È Dio che agisce e la nostra azione è solo una risposta.
A noi viene chiesto di fidarci, di aprire le finestre dell’anima all’Amore fecondo di Gesù di Nazareth e rimanere in sintonia con Lui.
C’è tenerezza nel gesto di un bambino che vuole essere preso in braccio: egli tende le mani verso suo padre ma è il padre a chinarsi, a prenderlo fra le braccia e ad innalzarlo fino al proprio volto. Questo è l’atto amorevole che il Signore compie ogni giorno con noi.
I doni gratuiti di Dio ci aprono ad orizzonti luminosi e risvegliano in noi nuovi sussulti. Egli non tiene nulla per sé, neppure i primi doni ricevuti. Condivide il suo oro quando dimentichiamo di esser figli del Re, ricordandoci che “siamo coronati di gloria e di onore”. Ci avvolge poi di incenso, nella preghiera, per farci respirare la sua presenza sempre benedetta e fedele; ci unge, infine, di mirra, con abbondanza, quale balsamo che lenisce le ferite.
Da questi doni ricevuti rinasce dall’Alto l’uomo nuovo, con il cuore libero e aperto.
La Liturgia che ha dato inizio all’Avvento ancora una volta ci ha invitati a vegliare, a non temere e a stare attenti. No, davvero, non dobbiamo più avere paura ma rallegrarci.
Il profeta Isaia ci ricorda che “Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono, ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come di aquila, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi”. Ancora una volta la Parola di Dio diventa annuncio di Speranza perché mi fa incontrare un Padre che dona a piene mani, che mi offre la pienezza del tempo… È il Dio della storia, della nostra vita, che ci invita a cercarlo in questo intreccio di Cielo e terra.
La sua luminosità ha la forza di afferrarci e trascinarci fuori da ogni tenebra e noi abbiamo bisogno di affidarci più che di capire. È vera consolazione, per me, sapere che Dio non si stanca mai di donarci cuore ed occhi nuovi, per poter vedere in verità. Lasciamo che le sue parole crescano a poco a poco in noi fino a conquistarci, a trasformarci. E anche quando saremo stanchi avvertiremo la certezza di essere amati e capaci di guardare oltre i nostri giorni.
Per trovare la vera letizia dobbiamo essere vigilanti, in un cammino di conversione e di fiducia, in totale abbandono a Dio ed in offerta ai fratelli.
Quanto sarebbe prezioso poter comprendere in profondità la ricchezza di essere generati a vita nuova e pregare con le parole di S. Agostino: “Signore, c’è una gioia che non è concessa agli empi, ma a coloro che ti rendono onore, senza attendere ricompensa: per questi la gioia sei Tu stesso. E proprio questa è la felicità: gioire in Te, di Te, per Te; questa e non altra”.
La Madonna, Vergine delle Altezze, ci accompagni in questa via, Lei che ha fatto della sua vita un dono per portarci a Suo Figlio.

“Dio è la luce che illumina ogni uomo. Se vi immergete nella sua luce, se lasciate che essa penetri in voi, allora anche voi diventate luce per gli altri.
Siete come specchi che riflettono la luce di Dio; ma se lo specchio è sporco o appannato non potrà rispecchiare la luce. Perciò vi invito all’integrità e all’immacolatezza. Le potete raggiungere attraverso di me, perché io vi porto a Gesù che è la vittima pura, colui che eleva a Dio il sacrificio purissimo. Così, attraverso di me, vi unite a Gesù e diventate capaci di accogliere integralmente la luce”. (Maria SS.ma a Stefania Caterina, 8 dicembre 2011)

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Santo Natale…

Abbiamo iniziato il cammino in questo sito partendo dal cuore dell’Immacolata e la sua grazia è stata davvero feconda. Molti hanno visitato la nuova pagina web, letto le nostre riflessioni e tanti ci hanno anche contattato per esprimere il loro gradimento e il desiderio di accompagnarci nel nostro nuovo percorso editoriale. Ringraziamo tutti di vero cuore per l’accoglienza ed il sostegno, e insieme vogliamo ora segnare in questo itinerario spirituale una nuova tappa, che ci porta proprio davanti alla grotta di Betlemme.

Davanti ai nostri occhi si apre oggi il Mistero. E noi lo vogliamo ammirare e contemplare in un silenzio adorante, colmo di gratitudine. Un silenzio che ci inserisce nel cuore stesso di Maria che genera il Figlio, l’Emanuele, e ce lo dona perché sa che non è venuto al mondo solo per Lei, ma per tutti noi, uomini di ogni tempo e generazione, uomini da salvare perché lontani da Dio, uomini da recuperare perché smarriti in un mondo caotico, confuso, impaurito…

Maria ci dona Gesù e noi desideriamo accoglierlo con amore e responsabilità, perché sia Lui il principio di ogni nostro pensiero e il fine di ogni gesto che nella giornata siamo chiamati a compiere. In Lui ogni cosa si mette al giusto posto, in armonia perfetta con tutto il resto del creato. Un equilibrio sublime che dona pace al cuore e ci fa respirare liberi, con un senso di profonda riconciliazione con noi stessi e con gli altri. Tutto appare improvvisamente semplice, tutto è per noi.

Non sono sensazioni, facili sentimenti o solo desideri. Non è un momento da vivere come una veloce cometa che passa nel cielo della nostra vita e poi scompare. È una grazia che si imprime nelle nostre anime e ci genera a vita nuova, da vivere con gioia e gratitudine, giorno dopo giorno. Se la accogliamo, sarà ancora Natale.

Si ricomincia con l’Emanuele

La tua regalità è pienezza di vita.
La tua regalità è intensità di amore.
La tua regalità e la realtà delle promesse realizzate,
compiute in te, Signore,
nato per noi bambino, uomo, creatura di carne e di cuore;
figlio somigliante ad una donna, tua Madre,
immacolata, senza macchia per non sporcare il tuo corpo innocente
venuto dall’Eterno per vivere nel tempo e liberarlo dalla parola fine.

La tua regalità, Signore, è riflesso della bellezza indicibile del Padre,
sempre amante, oltre ogni immagine che l’uomo tenta di creare
per raffigurarlo ai propri occhi, costantemente bisognosi di definire,
di contenere in uno sguardo.

Ci inviti a chiuderli, Signore,
per lasciare volteggiare nell’immenso il nostro spirito
che sa vedere oltre i confini dello spazio e del tempo,
che sa liberarsi dalla materia per librarsi leggero
spinto unicamente dalla forza lieve ed anche possente del tuo Spirito,
che è santo, che è vivo, che sei tu stesso Signore,
luce di grazia e di purissimo amore.

Vivere di te e per te, Signore,
perché tutti questi doni diventino anche nostri,
per somiglianza e per desiderio di essere come te,
gloria del Dio vivente. Così sia!

S.C.


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Con la grazia e la benedizione dell’Immacolata inizia la redazione di questo sito, che si inserisce in un lungo percorso di fede ed anche di diffusione della nostra spiritualità attraverso diversi strumenti.

Il desiderio di condividere i frutti della nostra vita offerta trova oggi in questo spazio un mezzo di espressione adatto alle nostre attuali esigenze. Nella pagina “Chi siamo” potete leggere un piccolo ritratto della nostra storia, in continua evoluzione e sviluppo.

Ogni cosa che si affaccia alla vita è piccola, talvolta appena abbozzata, ma con il tempo acquista sembianze sempre più definite ed originali. Anche questo sito si presenza in una forma semplice, senza pretese di perfezione e di completezza. Sicuramente man mano comprenderemo, con l’aiuto dello Spirito Santo, come utilizzare al meglio le potenzialità offerte da questa pagina web per mantenere un dialogo vivo e arricchente con i lettori.

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di Stefania Consoli

Avevo dato a qualcuno un appuntamento e sono felice di rispettarlo con puntualità in questa nuova pagina web. Mi ero rivolta ai lettori del giornale Eco di Maria che per dodici anni ho curato nella redazione e nel coordinamento delle edizioni estere. Un incarico che ho ricevuto per volontà del fondatore, e che il Consiglio direttivo dell’Associazione recentemente mi ha chiesto di lasciare. Ma il desiderio di mantenere un contatto vivo con i lettori che negli anni mi avevano seguito attraverso i miei scritti, mi ha spinto a cercare un nuovo spazio d’incontro. Dio lo stava già preparando…

Nell’articolo dal titolo Arrivederci, sul n. 217 dell’Eco a pag. 3, ho solo accennato ai motivi di questo mio “trasferimento”. Più che altro ho voluto condividere la mia esperienza, i miei sentimenti e la gratitudine per aver potuto raggiungere un grandissimo numero di persone in tutto il mondo e trasmettere quello che la vita offerta nella famiglia spirituale “Regina della Pace…” man mano produceva in me, quello che mi aiutava a crescere in una sempre maggiore conoscenza di Dio e del suo amore. Riflessioni sulla carta che attingevano direttamente dalla realtà, dal mio vissuto. Pensavo: “Se valgono per me, possono servire anche ad altri…”, come si fa con gli amici. Per questo mi sono sempre permessa un linguaggio intimo, diretto, quasi confidenziale per raccontare la bellezza che nasce da questa strada, dove siamo chiamati a trasformare il nostro essere attraverso un sì continuo alla volontà di Dio, anche quando il passaggio è stretto e doloroso, con la fiducia che morire sulla propria croce con Gesù conduce sempre alla risurrezione.

Ho incontrato questo cammino a Medjugorje subito dopo il mio riavvicinamento alla fede. Maria stessa me lo ha messo davanti attraverso le parole di p. Tomislav nel 1990. L’ho abbracciato radicalmente e da allora non l’ho mai lasciato, ma ogni giorno prego affinché io sappia mettere a frutto le grazie finora ricevute per realizzare il disegno che Dio ha pensato per me, secondo le potenzialità uniche e originali che il Signore mi ha donato. Se con sincerità mi offro a Gesù sarò sicuramente in grado di compiere ciò che mi è chiesto di fare in questa vita, ne sono certa: “Solo io conosco il progetto del Padre per ognuno di voi, perché da Lui ho ricevuto il comando di portare a compimento in ogni uomo la sua opera” – dice Gesù in un messaggio a Stefania Caterina (cfr “Verso la Nuova Creazione” – Vol II, pag. 94) – “Io agisco in voi nella potenza dello Spirito Santo, il quale continuamente vi illumina, vi avvolge, vi ispira per indicarvi la strada verso di me, affinché io vi riveli quale è la volontà di Dio per voi… Desidero che siate coscienti che Dio è attivo in voi, indipendentemente dalle vostre umane fragilità, è determinante per la vostra missione in cui vivete”.

La strada che Maria traccia a Medjugorje è un via luminosa, colma di grazia, densa di vita. È una strada interiore che si delinea dentro di noi dal momento in cui ci apriamo all’ascolto della voce della Madre che ci parla, che ci indica i passi da fare per seguire Gesù verso la pienezza del regno. Con i suoi messaggi, la Madonna ci offre degli indicatori di strada da seguire per essere sicuri che la traiettoria sia quella giusta, quella stabilita dal Cielo e non dai nostri interessi umani. Dio però parla attraverso molti strumenti. È importante allora saper accogliere con maturità e libertà interiore le diverse voci che Dio sceglie per comunicarci il suo pensiero. Non c’è da temere, non potremo mai cadere in errore se con docilità ci immergiamo nell’abbraccio della SS. Trinità, perché sarà lo Spirito Santo a guidarci nel discernimento, così da diventare capaci di confrontare i diversi impulsi e tracciare un quadro completo e armonico del tempo in cui viviamo. Solo un ampio sguardo d’insieme ci farà capire ciò che personalmente siamo chiamati a fare.

Il desiderio di condividere questa realtà spirituale mi ha sempre accompagnato in questi anni. Ho cercato di trasmetterla anche attraverso il giornale che mi era affidato, sebbene talvolta in modo velato per rispettare la diversità di vedute che man mano si andava evidenziando. Ma se crediamo che la strada che stiamo percorrendo sia frutto della mente di Dio, bisogna saperla esporre senza paura, senza esitazioni, anche a rischio di essere incompresi. Sono infatti convinta che la grazia che Maria ha impresso a Medjugorje abbia dei connotati profetici molto forti, che non possiamo attenuare secondo i nostri criteri umani, spesso molto limitanti. La profezia, per essere tale, anticipa ciò che non è ancora. Ma se la neghiamo, ciò che dovrà essere… non sarà mai!

Sento il dovere di rispondere con prontezza quando il Signore mi chiede di diventare protagonista non solo della mia storia, ma anche di quella dell’intera umanità, perché «non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa» (Mt 5,15). Se ciò che ricevo attraverso il mio cammino di fede dona chiarezza alla mia vita, è bene metterlo in comunione, in umiltà e semplicità di cuore. Per questo mi unisco con gioia all’impegno di alcuni componenti della mia famiglia spirituale per donare a questo sito anche il mio piccolo contributo: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,16).

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 di Vita Starostik

Ognuno di noi è importante nell’opera di salvezza compiuta da Gesù Cristo, ogni livello della nostra persona è coinvolto. Vediamo in che modo.

Il Concilio Vaticano II aveva rivalutato la partecipazione di tutti i fedeli all’unico sacerdozio regale e profetico di Cristo. Il significato di questa consacrazione battesimale viene chiarito nella Costituzione dogmatica Lumen Gentium al numero 10: «Per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo, per offrire mediante tutte le opere del cristiano, spirituali sacrifici, e far conoscere i prodigi di colui che dalle tenebre li chiamò all’ammirabile sua luce. Tutti quindi i discepoli di Cristo perseverando nella preghiera e lodando insieme Dio, offrano se stessi come vittima viva, santa, gradevole a dio (Rom 12,1), rendano dovunque testimonianza di Cristo e a chi la richieda, rendano ragione della speranza che è in loro della vita eterna». 

Inoltre, la stessa Costituzione al numero 34 parlando dei fedeli laici ulteriormente esplicita questa funzione sacerdotale riguardo alla vita concreta:  «Tutte infatti le loro attività, preghiere e iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro giornaliero, il sollievo spirituale e corporale, se sono compiute nello Spirito, e anche le molestie della vita, se sono sopportate con pazienza, diventano offerte spirituali gradite a Dio attraverso Gesù Cristo (cfr. 1 Pt 2,5)».

Con il battesimo i fedeli diventano partecipi del triplice ufficio di Cristo sacerdote, profeta e re. Con la Confermazione lo stesso ufficio si sviluppa, e nell’Eucaristia trova il suo sostegno. È un dono dato ai singoli fedeli che lo accettano con una libera risposta, ed è dato loro in quanto formano unico corpo. «Infatti, Gesù arricchisce dei suoi doni la Chiesa stessa, quale suo corpo e sua sposa».

Tutti i riferimenti appena ricordati, riguardo la natura del sacerdozio regale e profetico, sottolineano la dinamicità e il coinvolgimento di tutti gli ambiti della vita umana nel suo esercizio, in un movimento progressivo verso il compimento. Il fine del cammino concorda con il fine di tutta l’umanità che è l’unione sponsale di Cristo con la sua Chiesa, «nell’amore sponsale nel quale attraverso la fede, viene esaudita la sua speranza di divinizzazione». La Chiesa cresce verso l’unione sponsale per formare con Cristo l’unione perfetta in un unico corpo. Ciò si realizza progressivamente attraverso la trasformazione dei suoi membri, che vivono la comunione partecipando al sacerdozio di Cristo, e cioè compiendo con Cristo il passaggio pasquale della morte e risurrezione. Sarà questo il marchio distintivo di ogni cristiano che insieme con Cristo ed in Cristo porterà al Padre il sacrificio di se stesso morendo e risuscitando con Cristo.

Avremo modo, attraverso questo sito, di riflettere sull’esercizio del sacerdozio regale, sia in riferimento al rapporto personale con Dio, sia sul vissuto di esso nella comunione che sfocia nell’Eucaristia, come anche sul ruolo di Maria, che precede ogni credente nel suo pellegrinaggio e tutta la Chiesa, in quanto ne è il compimento.

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