Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for dicembre 2011

 di p. Kresimir Busic

Il Natale è in modo particolare la festa di Maria. Lei ha accolto Gesù, Lei lo ha portato nel grembo e lo ha adorato quando il mondo non sapeva ancora che fosse nato il Salvatore. Portando dentro di sé la vita di Dio, Maria annunziava la venuta del Messia quando gli uomini erano totalmente ignari che la salvezza era prossima ad arrivare. Lo annunciava non con le parole, ma nell’anima e con l’anima, pregando che il suo Gesù venisse accolto. E questa dovrebbe essere anche la nostra missione: portare Gesù in noi, lasciarlo vivere, adorarlo e con la nostra vita e la preghiera, annunciare la sua nascita e la sua venuta.

Oggi sono ancora tanti gli uomini e le donne che non sanno neanche che Gesù è nato. Molti conoscono la sua storia, ma non sanno che la sua nascita non è solamente un avvenimento del passato e non sanno che in ogni Natale si rinnovano tutte le grazie donate all’umanità al momento della sua nascita. Ogni cristiano dovrebbe realmente mostrare che Dio abita nel cuore umano, in un cuore che lo accoglie liberamente e gioiosamente. Accogliere Gesù come Salvatore vuol dire essere disposti ad accogliere una vita nuova, perché ogni sua venuta porta sempre con sé una novità.

Se vogliamo sperimentare la grazia del Natale, guardare Maria ci aiuta a capire che dobbiamo imparare da Lei come portare, annunciare e donare Gesù a tutto l’universo. Siamo consapevoli che si può donare solo ciò che si possiede. Per questo, prima di ogni altra cosa, dobbiamo preoccuparci di accogliere Gesù dentro di noi, di fonderci con Lui fino a sentire il palpito del suo cuore. Ma per fare questo bisogna fare piazza pulita. Purificare i sentimenti e gli interessi, eliminare le ambiguità e ogni tipo di furbizia. Il nostro io dovrebbe essere pulito e silenzioso affinché la vita di Dio si possa manifestare. Soltanto in un silenzio profondo Dio si comunica all’anima, solo nel silenzio puro può svilupparsi il seme divino. Il senso della grotta di Betlemme non è soltanto un’espressione di povertà, ma è soprattutto una profonda esperienza dell’intimità con Dio presente nella nostra storia. Nella grotta di Betlemme era assente la curiosità umana, non c’era rumore, confusione né disturbo esterno. C’era silenzio, intimità e beatitudine nell’attesa dell’incontro con Dio.

La pedagogia del Signore è stupenda. Dio si fa bambino non per essere adorato e temuto, ma abbracciato, baciato e tenuto in braccio. Non è un privilegio di Maria e Giuseppe. Quello che è stato dato loro di vivere è la realtà di come Dio vuole donarsi ad ogni uomo di buona volontà. Tuttavia qualcuno potrebbe obiettare: “Non sono degno, sono un peccatore…”. Ma questa sensazione è solo il primo passo, che presto sarà seguita dalle braccia tese per ricevere Dio nel proprio cuore.

Maria non poteva sentirsi appagata solo attraverso delle manifestazioni fisiche di tenerezza verso Gesù. Il bacio delle labbra doveva scendere nel profondo del suo cuore per accenderlo, rafforzarlo e divinizzarlo. E attraverso questo amore che Maria aveva per Dio, era da Lui riempita di un potere sovrumano, che non ha niente di miracolistico, ma è il potere di perdonare e di amare come Dio ama e perdona. Il vero potere, infatti, non è dominare gli altri, ma perdonare i peccati e amare il prossimo: l’arte più difficile del mondo!

Se accogliessimo Gesù come lo ha accolto Maria, come sarebbe diverso il nostro Natale! Quanta pace scenderebbe nelle nostre anime! Come si riscalderebbe il nostro spirito! In questo giorno di grazia non soffriremmo più la solitudine o il vuoto interiore, al contrario nascerebbe un bisogno profondo di avere uno spazio silenzioso, solitario, per poter stare con Gesù, per sentirlo vicino, per respirare la sua vita. L’anima sentirebbe particolarmente il bisogno di stare con il Signore, di adorarlo, di amarlo, di essere unita a Lui. In questo giorno scorrerebbe dentro di noi una preghiera di abbandono, di riposo e di pace divina. Impareremmo una preghiera di sguardo, senza parole; una preghiera di elevazione nella grazia purissima, staccati da tutto ciò che è basso e spregevole. Il nostro essere avvertirebbe la leggerezza delle presenza di Dio. E in noi crescerebbero tutti i frutti dello Spirito Santo che questo santo giorno emana e trasmette alla creazione.

Sono convinto che ogni uomo di buona volontà e di buon senso può facilmente raggiungere questa dimensione di preghiera elevata. Dio a Maria ha chiesto soltanto una piccola e semplice parola. E Lei l’ha pronunciata. E’ quella parola chiave che apre tutte le porte del Mistero di Dio: “Sì!”. Sì, lo voglio! Sì, eccomi! Sì, sia fatta la tua volontà! Da questa parola così semplice ed innocente, si decide tutto il nostro benessere o, al contrario, il nostro malessere.

In questa luce, in questo santo Natale, desidero augurare a tutti tanta pace e libertà nel cuore, per pronunciare con maggior gioia queste due lettere come risposta all’amore di Dio, e così sentire nella profondità del proprio essere la vera rinascita in Cristo.

Mentre il silenzio fasciava la terra
e la notte era a metà del suo corso,
tu sei disceso, o Verbo di Dio,
in solitudine e più alto silenzio.

             

La creazione ti grida in silenzio,
la profezia da sempre ti annuncia,
ma il mistero ha ora una voce,
al tuo vagito il silenzio è più fondo.

E pure noi facciamo silenzio,
più che parole il silenzio lo canti,
il cuore ascolti quest’unico Verbo
che ora parla con voce di uomo.

A te, Gesù meraviglia del mondo,
Dio che vivi nel cuore dell’uomo,
Dio nascosto in carne mortale,
a te l’amore che canta in silenzio.
(David Maria Turoldo)

Read Full Post »

Older Posts »